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#moto #motorcycle #kawasaki Z 1300: la KAWASAKI che non ti aspetti È altamente probabile che tra gli incubi più ricorrenti di molti motociclisti, quanto meno tra quelli che, se sotto il casco hanno i capelli, sono certamente bianchi, ci sia quello di possedere una KAWASAKI Z1300 e di trovarsela sdraiata a terra, magari durante il non banale tentativo di issare i suoi 300Kg abbondanti sul cavalletto centrale. La Z1300 riusciva comunque a essere a suo modo elegante, nonostante l’impressionante propulsore bialbero da 1286cc, alimentato da tre Mikuni doppio corpo da32 mm, incorniciato frontalmente dai sei collettori di scarico, troneggiasse al centro della scena e neppure provasse a dissimulare i suoi circa 150Kg: per un confronto in casa, l’enduro KLX 500 pesava 15Kg in meno del solo motore della Z1300. Gli ingegneri di Akashi lo vollero a corsa lunga 62x71mm, per limitarne la larghezza, lo dotarono di raffreddamento a liquido e di 2 valvole per cilindro, ricavandone 120Cv a 8000rpm e 11,8Kgm di coppia a 6.500 giri, valore in realtà di poco superiore ai 10,7Kgm della coeva YAMAHA XS1100, anch’essa a 2 valvole, ma con 2 cilindri e quasi 200cc in meno. La “Big Zed” come venne ribattezzata negli USA, che erano ovviamente anche il mercato cui era prevalentemente destinata, è stata presentata a Colonia del 1978 ma la l’inizio della progettazione risaliva al 1974, cosa che smentisce chi pensava che la moto fosse una risposta alla sei cilindri HONDA CBX1000. Le sue doti furono subito individuate nella potenza e nella fluidità del motore, nell’assenza di vibrazioni e nell’eccellente confort garantito dalla sella sontuosa, oltre che dalla morbidezza delle sospensioni, aspetto ancora accentuato dal 1981, quando la moto venne dotata degli ammortizzatori ad aria. Le prestazioni erano, ovviamente molto elevate, con una velocità massima di circa 227Km/h, anche se, a causa della massa in gioco, le concorrenti dirette HONDA CBX1000 e YAMAHA XS1100 spuntavano tempi migliori in accelerazione, ripresa e frenata, nonostante la cilindrata inferiore. Questo non era però un problema perché nelle Highway la Z1300 era perfettamente a proprio agio e anche la voracità con cui svuotava il serbatoio da bene 27 litri passava in secondo piano: infatti il consumo effettivo, ben lontano dai 15Km/l dichiarati, nell’uso normale stava quasi sempre sotto i 10Km/l, fino a quando nel 1984, con l’adozione dell’iniezione, migliorò lievemente. Anche i freni vennero considerati insufficienti, soprattutto a pieno carico, ma anche questo veniva perdonato dai suoi proprietari, estasiati dall’infinita progressione e dalla splendida voce del motore che sembrava non volesse mai smettere di accelerare, e dal fascino complessivo che la Big Zed emanava. In effetti il giudizio della stampa specializzata dell’epoca, seppure complessivamente positivo, risentiva molto dell’ambiente in cui la moto veniva provata, per cui a fronte dell’ottima accoglienza in USA e AUSTRALIA, ad altre latitudini si registrarono pareri con qualche accento critico in più. Ad esempio, un noto tester inglese che aveva acquistato un esemplare di Z1300 scrisse che non ne avrebbe voluta un’altra, giudicando migliori sia la HONDA 1000CBX sia la YAMAHA XS1100, con la quale condivideva la trasmissione a cardano, probabilmente anche perché in UK sono rare le strade in cui la grossa KAWASAKI poteva trovarsi a suo agio. Nel 1982 venne proposta la versione Voyager, anch’essa ovviamente espressamente dedicata ai motociclisti Yankee, con grande carena completa, borse e bauletto che, a fronte di un peso che saliva all’imbarazzante cifra di 260Kg a secco, garantiva la protezione necessaria per il granturismo e per sfruttare la potenza del motore. La Z1300, fu costruita fino al 1989 ma già a fine 1985 la Casa di Akashi ne aveva rallentato la produzione, perché stava finendo l’epoca del “Bigger is Better” e cominciava quella delle supersportive, rispetto alle quali la Big Zed era completamente fuori tempo. Nonostante questo mantiene un posto ben saldo nel cuore di molti e si stanno già preparando le rievocazioni e i festeggiamenti per i suoi primi 50 anni, in modo trasversale in molti paesi del mondo, perché è una moto di cui gli appassionati non hanno mai smesso di parlare e che molti sarebbero felici di trovare seduta alla mattina nel proprio box, pregustando il momento di sentire il suono profondo e il ringhio quasi preistorico emesso dai suoi sei fascinosi cilindri. I numeri di produzione si aggirano sui 20.000 esemplari di Z1300 e circa 4.500 Voyager, con quotazioni molto variabili a seconda dei mercati e delle condizioni, ma mediamente centrate poco sotto i 9/10.000 Eu. Alla Big Zed non mancarono alcuni problemi di affidabilità, in particolare per una certa carenza di lubrificazione, ai quali nel 1980 fu posto rimedio con una coppa maggiorata a 6 litri d’olio, per cui potendo scegliere, sarebbe consigliabile preferire un esemplare dal 1981 in avanti.