У нас вы можете посмотреть бесплатно Generazioni a confronto - Concerto per due pianoforti или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
Piano City Napoli 2024 - Basilica di S. Paolo Maggiore Domenica 20 ottobre 2024 Duo pianistico formato da Umberto Garberini & Valerio Rosiello Con un omaggio a Francesco d'Avalos nel decennale della scomparsa Programma: J. S. Bach/F. Busoni: Preludio in Re Maggiore BWV 336 7:00 M. Ravel: Ma Mére l'Oye (cinque pezzi per l'infanzia) 11:30 F. d'Avalos: Idillio (versione originale per due pianoforti) 25:39 F. Poulenc: Sonata 37:23 Bis: D. Milhaud: Scaramouche op. 165b III. Brasileira (mouvement de samba) 44:33 Note di Sala: Questo concerto nasce dall’affetto e dalla riconoscenza nei confronti del Maestro Francesco d’Avalos, che scompariva dieci anni fa, il 26 maggio 2014. Il suo insegnamento è più che mai vivo e attuale, non solo fra gli allievi per i quali è continua fonte di ispirazione, ma anche fra i numerosi estimatori che lo hanno conosciuto attraverso la sua musica, i suoi scritti, le sue magnifiche registrazioni. Nato a Napoli nel 1930, discendente di una delle più importanti famiglie della nobiltà europea, Francesco d’Avalos ha vissuto la musica come esperienza totalizzante, assoluta, vera e propria concezione del mondo. "Quando gli uomini pratici - in particolare i politici e quelli che operano nell’economia - suppongono che sono loro a produrre i mutamenti della Storia e della società, vivono un’illusione, poiché la Storia ha già attuato quei mutamenti nel pensiero e nell’arte". Con queste parole si apre il volume "La crisi dell’Occidente e la presenza della Storia" (edizione Bietti, 2005). Di fronte alla crisi di linguaggi del Ventesimo secolo, che ha dissolto e distrutto ogni legame con il passato, d’Avalos ha riaffermato il "dover essere" dell’uomo, i valori originari e perenni della Coscienza e della Storia. Se è possibile una rinascita dell’arte, questa deve riappropriarsi del suo autentico significato, ovvero di forma chiusa e oggettivata, un microcosmo in cui si riflettono le medesime tensioni che muovono la natura e l’universo: solo così l’uomo può dominarle e riaffermare la propria Libertà. Tale consapevolezza si è manifestata pienamente nelle arti e nella cultura della seconda metà del XIX secolo, in epoca tardo-romantica: "Comporre musica come si scriveva a quel tempo, - spiega d’Avalos – è stato un restare in comunicazione con quel periodo storico nel farlo rivivere in me di continuo". In questa condizione di spirito fu composto l’Idillio per due pianoforti nel 1980: scritto in forma Lied o di romanza tripartita, si caratterizza per due bellissimi temi lirici: il primo in mi maggiore, col suo incanto crepuscolare, vago e indefinito; l’altro, invece, ampio e appassionatamente cantabile, nel suo luminoso do maggiore, da cui prende il via una progressiva intensificazione ritmica e dinamica che raggiunge un punto culminante di eccezionale sintesi armonica e timbrica: pur nei riferimenti agli autori prediletti - da Brahms a Mahler - la concezione è originalissima per trasparenza e respiro sinfonico. La ripresa del tema iniziale stempera le tensioni in un’atmosfera sempre più rarefatta, che si ripiega su stessa, fino a spegnersi del tutto negli ultimi accordi in pianissimo. Il programma viene introdotto dal Preludio in Re Maggiore BWV 336 di Bach nella versione per due pianoforti di Ferruccio Busoni, che ne amplifica la profondità e lo spazio sonoro mediante l’inserimento di un basso ostinato in ottave, che si intreccia a sua volta con il meraviglioso dialogo polifonico delle voci superiori. I cinque brani per l’infanzia che compongono Ma mére l’Oye di Ravel (dall’omonimo titolo della celebre raccolta di favole di Perrault) sono la raffinata evocazione di personaggi e vicende fiabesche - la Bella addormentata, Pollicino, Laideronnette imperatrice delle pagode, le conversazioni fra la Bella e la Bestia, un giardino incantato -, pochi tocchi geniali per un capolavoro di stile e trasfigurazione pianistica. Infine la Sonata di Poulenc, un concentrato esplosivo di forma classica e charme tutto francese, ingenuo e irriverente, fra dissonanze, politonalità, ritmi sincopati e incalzanti, per un finale irresistibile. Un grazie a tutta la comunità teatina, in modo particolare a Padre Carmine, Salvatore, Sabrina Lo Presti, Pietro e Francesca Biancardi.