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La storia tragica e sconvolgente di Francesco Messina Denaro, il patriarca che scelse di vestirsi per il proprio funerale e architettò la più audace operazione di inganno nella storia della mafia siciliana. Un racconto di onore, amore paterno e redenzione che rivela come anche il boss più spietato possa essere sconfitto dalla propria umanità. 30 aprile 2008, ore 6:30, villa di Castelvetrano. Francesco Messina Denaro, ottantenne patriarca della famiglia mafiosa più potente di Sicilia, si veste per il proprio funerale indossando lo stesso abito nero che aveva comprato quarant'anni prima per seppellire suo padre. Davanti allo specchio, il vecchio boss si sistema la cravatta sapendo che quello sarà l'ultimo giorno della sua vita, non per malattia o nemici, ma per una decisione drammatica: morire con onore prima che il disonore della cattura di suo figlio Matteo distrugga per sempre il mito dei Messina Denaro. La storia inizia il 2 aprile 2008, quando Francesco riceve la telefonata che temeva da anni: sua figlia Patrizia gli comunica che Matteo è gravemente malato di tumore e la sua cattura è questione di mesi. Per un uomo che ha dedicato ottant'anni a costruire un impero criminale che si estende dalla Sicilia all'America, questa notizia rappresenta il crollo di tutto ciò per cui ha vissuto. La decisione più drammatica nella storia di Cosa Nostra viene presa durante la riunione del 3 aprile 2008 nella masseria di contrada Fiumara. Davanti ai vertici delle cosche siciliane - Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Salvatore Lo Piccolo, Michele Greco - Francesco annuncia: "Propongo di morire prima che sia troppo tardi." Per la prima volta nella storia della mafia, un capo famiglia propone di suicidarsi per proteggere l'onore dell'organizzazione. La strategia è geniale e spietata: trasformare la propria morte in un'operazione di marketing per proteggere il mito familiare dalle conseguenze della cattura di Matteo. "Se io muoio ora, da uomo libero e rispettato, la famiglia Messina Denaro rimane nella storia come dinastia invincibile." Ma Francesco nasconde un segreto ancora più audace: l'"Operazione Fenice", il piano per fingere la propria morte e continuare a dirigere Cosa Nostra dall'ombra assoluta. Attraverso una rete di corruzione sistematica, ha organizzato tutto: il dottor Salvatore Riina firmerà un certificato di morte falso, padre Giuseppe Catalano organizzerà un funerale con bara chiusa usando il cadavere di un senzatetto, il becchino preparerà una tomba a doppio fondo per la fuga notturna. Il rifugio scelto è impossibile da immaginare: il convento di clausura di Santa Chiara a Erice, dove sua cugina suor Maria Agata lo nasconderà. Un luogo dove nessun investigatore cercherebbe mai un criminale, protetto dalle preghiere e dal silenzio eterno delle monache. Il piano si attiva il 30 aprile con precisione svizzera: Francesco assume un sedativo per simulare la morte, il medico corrotto conferma l'infarto, la notizia si sparge per la Sicilia. I giornali titolano "Morto il patriarca di Cosa Nostra" mentre Francesco, sotto effetto del sedativo, sente tutto: Patrizia che piange realmente, i boss che rendono omaggio, persino il commissario che dice "Ora dobbiamo concentrarci su Matteo." Il funerale del 3 maggio 2008 è monumentale: migliaia di persone nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, boss travestiti da commercianti, politici corrotti, magistrati presenti per dovere. La processione verso il cimitero è imponente, ma quello che viene sepolto è il corpo di un senzatetto sconosciuto mentre Francesco è già nascosto nel convento.