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La “riattribuzione” a Michelangelo del busto di 'Cristo Salvatore' della Cappella dei ss Diaconi nella Basilica di sant'Agnese al Nomentano , Roma Lost Michelangelo, The Bust of Christ the Saviour Bust of Christ the Saviour in Rome's St Agnes basilica attributed to Michelangelo Attribution based on documents including wills, correspondence, diaries, records A bust of Christ the Saviour that has been housed for centuries at Rome's Saint Agnes Outside the Walls basilica has been attributed to Michelangelo. The sculpture had been anonymous up to now. The new attribution was presented at a press conference at the basilica on Wednesday by researcher Valentina Salerno, the author of new studies on the work, and by the Canons Regular of the Lateran congregation, which manages the church. It is based on findings from documents including wills, correspondence, diaries, travel books, reports, notarial inventories, and confraternity records from 1564 to the present day. (ANSA March 4, 2026. ) Riattribuzioni a Michelangelo: il Cristo Salvatore di S. Agnese fuori le Mura In origine, ha affermato nella conferenza stampa di presentazione dell’opera la ricercatrice indipendente Valentina Salerno, questa figura ritraeva un notabile amico e sodale dello scultore, Tomaso De’ Cavalieriis La ricercatrice indipendente Valentina Salerno, che in un suo nuovo studio ha ricostruito gli ultimi giorni di vita di Michelangelo Buonarroti e ha scoperto una ventina di opere sconosciute del genio fiorentino, ha presentato il 4 marzo a Roma, presso la Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, con l’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, che regge il complesso monumentale, la riattribuzione a Michelangelo di un busto marmoreo di Cristo Salvatore, conservato nella stessa Basilica e finora rimasto nell’oblio (finora è stato catalogato come «Busto scultoreo di autore anonimo della scuola romana del XVI secolo»). Ad essere ricostruita è anche l’origine dell’opera: in realtà il marmo ritrae Tomaso De’ Cavalieriis * un notabile amico e sodale del grande scultore, che poi sarà, ha detto Salerno, «tra gli uomini più in vista della politica romana ed europea dell’epoca». Il De’ Cavalieriis fu «priore dei Tredici» nella Compagnia del Ss. Sacramento, confraternita a cui aderì lo stesso Michelangelo, il quale pare che, avvicinandosi alla morte, per lasciare in eredità ai confratelli i propri beni e oggetti artistici, al fine di perpetuarne lo studio. Alla sua morte, nel febbraio 1564, i beni furono occultati a San Pietro in Vincoli, dove c’erano i Canonici Lateranensi, amici dell’artista, in una stanza segreta con chiavi multiple. E dopo la morte del De’ Cavalieriis, nell’aprile 1584, riemerse dal nascondiglio il busto che lo ritraeva. In seguito, fu il cardinale Alessandro Medici, futuro papa Leone XI e confratello della Compagnia, a trasferire il busto nel suo studiolo nella Basilica di Sant’Agnese. L’opera reca anche con sé il racconto di una sorta di «miracolo». Il 12 aprile 1855 Pio IX andò in visita con la Corte pontificia a Sant’Agnese: per il crollo di un soffitto tutti precipitarono al piano inferiore, restando però miracolosamente illesi. Per ringraziare di quell’evento, il Papa ordinò grandi lavori nella Basilica, nei quali tra le altre cose sparì lo studiolo del cardinale Medici dov'era stato riposto il busto michelangiolesco. Questo finì nella Basilica, in una cappella sulla destra della navata, ma poi nei decenni successivi se ne persero le tracce. Con la ricercatrice sono intervenuti alla conferenza stampa l’abate generale emerito don Franco Bergamin, il tenente colonnello Paolo Salvatori, del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, e lo studioso e critico letterario Michele Rak. Redazione, 04 marzo 2026 https://www.ilgiornaledellarte.com/Ar... CAVALIERI, Tommaso de' Nacque probabilmente verso il 1509-10 da Emiliano, morto non dopo il 1535, e da una figlia del banchiere fiorentino Tommaso Baccelli, della quale s'ignora il nome. Nell'autunno o nell'inverno del 1532 fu presentato a Michelangelo, il quale per un certo periodo, gli dette lezioni di disegno. L'amicizia che nacque da questo incontro è attestata da varie lettere e poesie di Michelangelo e da lettere di risposta del Cavalieri (se ne conservano solo tre; l'ultima porta la data del 5 settembre del 1533: Frey, p. 522 n. 75). Tenace e non sempre commentata benevolmente dai contemporanei, questa amicizia resistette a tutti i cambiamenti di umore del diffidente artista e costituì dopo la sua morte (1564) un punto fermo per il Cavalieri (...) https://www.treccani.it/enciclopedia/...