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sull'Ulisse di Joyce le nuvole. il vento teso delle isole. il ricordo svanito nel traghetto salpato per l'isola. la non comprensione delle stelle e di Cassiopea. mi si chiese perché questa simbiosi con i ricordi, con i flash dati da impulsi tipo: odori e sensi. non credo che risposi ma mi distesi a guardare la luce notturna del benzinaio. la realtà è mutevole. ce ne ricordiamo per proteggerla. nessun discorso vale, perde chi paga. avevamo i woofer che tenevano di più. ora con un impianto normale, il basso distorce, ma lo sapevamo già, e non facemmo niente per correggerlo. è l'ultimo brano. ho esaurito le parole, ma soprattutto i concetti. non ne conoscevo un altro che non conducesse al passato, al viaggio, ai mezzi di trasporto, alle città, ai pianeti. non conosco altro linguaggio che non parli di mancanze o d'occasioni mancate. un linguaggio da finestrino in corsa. un orologio che segna sempre l'ora di prima. l'ora notturna che suona. sono diventato tutto quello che avrei voluto, ed ora rientro in me stesso. ora leggerò di più. ora viaggerò di più. ascolterò. soprattutto ascolterò perché per quello che riguarda il ricordare, ho terminato. vedremo meglio le foto di oggi nel futuro. ma il mutamento del domani mi lascia arreso. le cose muteranno, muteranno ancora e questo non mi piace. vorrei che tutto si fermasse in una goccia d'ambra. in continuum. come quando Proust giocava da bambino con Gilberte e sognava di poterle stare accanto tutta la vita, tutta la vita sempre identica trascorsa nello stesso momento di felicità. una specie d'inferno, una specie di allucinazione. eppure le luci notturne sono le mie preferite. le preferisco ai colori. le lampade serali. le campane dopo la mezzanotte. era l'aria corrente tra le stanze, le porte aperte, la notte blu di Prussia fluorescente, il quadrante dell'ora del campanile del comune, illuminato tenuemente. il mare che muta la sua marea. le discese e le salite vuote. tornava a casa il lupo mannaro. mi faceva un cenno di saluto col capo. non mi parlò mai, se non una volta che lo incontrai per le scale e mi disse con una voce profondissima da baritono, rauca e decisa "Riccardino!" io gli risposi "ciao Aldo". e così all'infinito, perchè l'orologio è infinito. anche dopo la fine lui continuerà, anche da fermo. ora mi manca il tempo di trattenere il tempo. ho sempre provato a frenarlo per lo meno, ma lui è passato. elena sofia parioli batteria e programmi voce thom Y. sintetizzatori voce manuel piano voce kromo(n)ski basso voce corradino voce per tutte le volte in cui, sorgerà o brillerà la luna, o le nuvole, o l'acqua di Venezia.