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La pastorella è una antica tradizione della città di Civitavecchia. Nella notte del 23 dicembre gruppi di persone percorrono le strade della città cantando e suonando canzoni natalizie, dando vita così alla notte più magica dell'anno... La pastorella "Passacaglia", di cui facevano parte oltre al poeta Ugo Marzi Ugo Pieroni, Roberto Passavanti ed altri civitavecchiesi, è stata una delle prime pastorelle del dopoguerra. Una quindicina di persone che si riunivano a provare nella falegnameria Pieroni e suonavano soprattutto "zufoli" di bachelite, un triangolo di ferro, che scandiva il ritmo ed una chitarra. Gli zufoli avevano una storia particolare: erano stati lanciati dal finestrino del treno dai soldati americani che tornavano a casa a guerra finita, erano di fabbricazione olandese ed avevano un suono dolcissimo. Col tempo si consumarono e sparirono, altri strumenti e ritmi furono inseriti. La notte del 23, quando infreddoliti i pastorellari e stanchi per aver girato per tutta la notte ritornavano a casa, andavano a "far bisboccia", cantavano queste strofe, create con spirito goliardico ed ironia da Ugo Marzi. Ugo Marzi, (Civitavecchia il 1° settembre 1937 - 5 dicembre 2001), ha svolto la professione di medico ospedaliero in Roma dopo essersi laureato nell'Ateneo romano della Sapienza. Nel 1981 ha scritto un poemetto in sonetti dal titolo "La Pricissione del Venardì Santo", ispirato all'omonima tradizione civitavecchiese e, nel 1982 "Na botta ar cerchio e una a chi... dich'io!", versi di filosofia quotidiana. Il dialetto romanesco viene usato dall'autore soprattutto come lingua di frattura tra classi sociali. Il presente testo è stato parzialmente estratto dal sito dell'Associazione Storica Civitavecchiese