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Il Sistema solare è l’unica porzione di universo che siamo in grado di esplorare. I mondi e i corpi che lo popolano non sono solo osservabili: trovandosi nel raggio di qualche miliardo di chilometri, li possiamo raggiungere, in taluni casi toccare, a volte portarne sulla Terra qualche frammento. L’Italia ha una lunga tradizione nell’esplorazione del Sistema solare. Sonde che hanno fatto la storia recente dell’astronomia – come Venus Express, in orbita attorno a Venere dal 2006 al 2014, Cassini-Huygens, lanciata nel 1997 per esplorare Saturno e le sue Lune, l’indimenticabile Rosetta, attorno alla cometa 67P, sulla quale ha anche fatto scendere un lander, il piccolo Philae, e ancora Dawn, la prima a orbitare attorno a un asteroide, Vesta, e ad un pianeta nano, Cerere, scoperto fra l’altro da un italiano, Giuseppe Piazzi, il primo gennaio del 1801 dall’osservatorio astronomico di Palermo. Tutte missioni a forte partecipazione italiana, con a bordo strumenti scientifici, soprattutto spettrometri, ideati e progettati in Italia, perlopiù nei laboratori dell’Inaf Iaps di Roma, molti sotto la guida di Angioletta Coradini e dei suoi allievi. Una lunga tradizione tutt’ora più viva che mai, questa dell’Italia interplanetaria. Partendo proprio dagli asteroidi, è del settembre 2022 l’impatto programmato della sonda Dart della Nasa con un piccolo asteroide per deviarne la traiettoria: si è trattato del primo test di difesa planetaria mai condotto, e a documentarne da vicino il successo è stato LiciaCube, un piccolo satellite interamente realizzato in Italia. Sempre italiano, sempre progettato nei laboratori dell’Inaf Iaps di Roma, è lo spettrografo Jiram per lo studio delle aurore di Giove, in azione da anni a bordo della sonda della Nasa Juno, in orbita attorno al gigante del Sistema solare. All’esplorazione ravvicinate di tre dei quattro satelliti medicei scoperti da Galileo nel 1610 – Ganimede, Europa e Callisto – è invece dedicata la missione Juice dell’Agenzia spaziale europea: tre dei suoi 11 strumenti sono stati sviluppati in Italia e finanziati dall’Asi. Lanciata nel 2003 e tutt’ora in attività attorno a Marte abbiamo Mars Express, l’orbiter dell’Esa balzato agli onori delle cronache nel 2018 per la scoperta di un lago d’acqua allo stato liquido nel sottosuolo del Pianeta rosso, scoperta anch’essa tutta Made in Italy, a partire dallo strumento che l’ha resa possibile, il radar italiano Marsis. Sempre allo studio del Pianeta rosso, e in particolare alla ricerca di tracce di vita, è dedicato il rover Rosalind della missione europea ExoMars, in partenza per Marte nel 2028: il suo strumento di punta è una trivella in grado di perforare il terreno marziano fino a due metri di profondità, e integrato nella punta del trapano ospita uno spettrometro miniaturizzato di nome Ma_MISS: un gioiello di scienza e tecnologia a guida Inaf. Venendo al pianeta più interno del Sistema solare, Mercurio, è in pieno svolgimento la lunga missione delle agenzie spaziali europea e giapponese BepiColombo, il cui nome già tradisce le origini italiane. La sonda è infatti dedicata a Giuseppe Colombo, detto appunto Bepi, scienziato padovano che diede contributi fondamentali agli studi di meccanica celeste. Quattro gli strumenti italiani a bordo della sonda: il rivelatore di particelle Serena, lo spettrometro e imager Simbio-Sys, l’accelerometro Isa e l’esperimento di radioscienza More. «E in mezzo a tutto sta il Sole», scriveva Copernico nel suo rivoluzionario trattato. Il Sole, l’unica fra le centinaia di miliardi di stelle della nostra galassia che possiamo studiare da vicino, è l’obiettivo di numerose missioni spaziali. Fra quelle oggi in attività e a forte contributo Inaf ricordiamo Soho, il Solar and Heliospheric Observatory, che dal 1995 tiene costantemente sott’occhio le intemperanze della nostra stella grazie anche a uno strumento – il coronografo e spettrometro a ultravioletti UVCS – alla cui progettazione e realizzazione ha partecipato anche l’Italia. E infine Solar Orbiter, sviluppato dall’Agenzia spaziale europea, prima e unica sonda in grado di studiare le regioni polari del Sole, grazie alla sua orbita inclinata, che gli consente una prospettiva inedita. Arrivando ad appena 42 milioni di km dalla superficie della nostra stella, e sfidando temperature infernali, i suoi dieci strumenti – fra i quali il coronografo Metis, finanziato, progettato e costruito in Italia, sotto la responsabilità scientifica dell’Inaf di Torino – stanno raccogliendo da vicino dati sul plasma, sul campo magnetico, sulle onde e le particelle del vento solare. Dati preziosi per la scienza, dati cruciali per aiutarci a mettere il nostro pianeta al riparo dai rischi delle tempeste geomagnetiche più intense. Di Marco Malaspina 00:00 Intro 01:34 LiciaCube 01:57 Juno 02:13 Juice 02:34 Mars Express 02:58 ExoMars 03:30 BepiColombo 04:07 Soho 04:49 Solar Orbiter --- MediaInaf Tv è il canale YouTube di Media Inaf (http://www.media.inaf.it/)