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Una storia di umanità nel dramma delle “Quattro Giornate di Napoli” a Capodimonte. Siamo alla fine di settembre 1943. Salvatore Palumbo e il figlio Ciro vengono fucilati nel Bosco di Capodimonte il 30 settembre 1943 a causa della rappresaglia tedesca, dovuta all'uccisione di un soldato a bordo di un veicolo militare. E’ in questo contesto che emerge la figura dell'aviere scelto Angelo Ciòrciari, un ragazzo di ventiquattro anni, originario di Sanza, che difende la sua gente a costo della sua stessa vita in una Napoli allo stremo, affamata e bombardata dagli Alleati, messa in ginocchio dai tedeschi che continuavano a rastrellare uomini da mandare al lavoro obbligatorio. E’ qui che Angelo si lasciò guidare da una scelta: quella di difendere la sua gente e il suo quartiere contro il nazifascismo. Un esempio di fedeltà, di coraggio e di assoluta dedizione di cui fare memoria anche per far conoscere alle future generazioni eroi del quotidiano come l’aviere Ciòrciari, così come la signora tedesca Eva Schmitt che scongiurò la fucilazione di altre decine di uomini rastrellati dalle proprie case, intercedendo presso il comando della Divisione “Goering” acquartierata proprio nel Real Bosco di Capodimonte.