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Come curare le patologie vascolari? La risposta al Prof. Giovanni Tinelli (Chirurgo Vascolare, Resp. UO Terapie Endovascolari Policlinico Gemelli IRCCS) nella terza parte della nostra intervista esclusiva. Per saperne di più http://www.gemellihealthsystem.it/ “Se troviamo una patologia vascolare, dobbiamo saperla affrontare. Il primo punto è quello del contenimento dei fattori di rischio. Lo si attua attraverso la prevenzione e la limitazione dei fattori di rischio. Il secondo punto è sapersi aiutare con integratori oppure alimenti ai fini medici speciali che aiutano l’organismo ad avere quel tipo di sostanze necessarie all’organismo stesso a contrastare la patologia, ad avere i mattoncini per riuscire a costruire il muro. Quando questo non è più sufficiente, la patologia fa delle escalation maggiori, dobbiamo avvalerci di un trattamento farmacologico adatto. Quindi, sarà l’angiologo, il chirurgo vascolare, a proporre al paziente il farmaco adeguato a seconda del fattore di rischio predominante. Pensiamo alla pressione alta, l’antipertensivo, il cardiologo sarà il primo attore delle patologie cardiovascolari, un’area che raggruppa più specialisti quindi un approccio multidisciplinare alla stessa patologia. Una volta che il trattamento farmacologico non è più efficace e sono presenti, per esempio, dei restringimenti che mettono a rischio la vitalità dell’organo a valle della stenosi, pensiamo alle arterie carotidi, quindi al ristringimento del sangue che porta al cervello e il rischio di ictus cerebri ischemico. Se la placca supera determinati indici di restringimento bisogna valersi del trattamento chirurgico sia attraverso l’endo-arteriectomia, l’apertura dell’arteria e la sua pulizia, oppure dall’interno, tramite una puntura percutanea a livello inguinale posizionando uno stent che va a ridurre la stenosi, per evitare il rischio di ictus. La stessa cosa a livello degli arti inferiori, pazienti che purtroppo effettuano uno stile di vita non adeguato, abusano a livello alimentare, sovrappeso, possibilità o meno di fumo, vanno incontro ad una patologia multi-distrettuale aorto-illiaca, femoro-poplitea o ai vasi di gamba che mettono a rischio l’ischemia dell’arto e, addirittura, la possibilità di poterlo perdere. Una volta scoperta una stenosi con un paziente clinicamente sintomatico (dolore alla marcia:, ad esempio). A quel punto, possiamo sempre intervenire tramite un bypass, un tubo, che va a prendere sangue buono da una parte superiore ad una parte inferiore, oppure attraverso un palloncino o uno stent che va a dilatare la stenosi. E per ultimo ricordiamo, in presenza di un aneurisma dell’aorta addominale, una dilatazione dell’aorta sia addominale ma anche toracica, c’è il rischio di rottura superati certi diametri. Questo rischio di rottura viene controllato o attraverso un intervento di sostituzione dell’aorta con un bypass, oppure dall’interno in maniera percutanea senza aprire il paziente posizionando delle endoprotesi, dei tubi all’interno dell’aorta che vanno ad escludere l’aneurisma. L’aneurisma non cresce più perché il sangue passa solo attraverso questo tubo.” D. Abbiamo un’incidenza crescente di questo tipo di patologie? Come stanno le vene e le arterie degli italiani da un punto di vista generale?” R. “Questa è una patologia a prevalenza crescente perché crescono le patologie associate all’aterosclerosi tipo ipertensione, diabete, come dicevamo prima nel concetto di prevenzione generale. Ma anche perché cresce la prevenzione primaria, con l’ecocolordoppler, le persone si curano di più, fanno più esami, non solo con l’ecocolordoppler ma anche con le tac, che ormai sono di uso comunissimo. Le tac effettuate per altri motivi possono trovare in maniera accidentale l’aneurisma dell’aorta addominale o toracica che, ricordiamo, viene anche chiamato ‘killer silente’, non dà segni di sé fin quando non è il momento della rottura. Per quello la prevenzione è essenziale. Per quanto riguarda la patologia venosa, che rimane una patologia a grande prevalenza nella popolazione, consideriamo che una donna su tre ne soffre dopo i 55 anni perché è una patologia molto comune. Una patologia che inizialmente può dare solo un disagio a livello di qualità della vita, il gonfiore serale delle caviglie, alcune volte dei crampi, la sensazione di piccole scosse elettriche o addormentamento dei piedi, la presenza o meno di telangiectasia, i cosiddetti capillari, o di varici vere e proprie, che espongono un affaticamento serale della persona. Questa è una alterazione della qualità di vita, ma questa patologia può crescere andando a sviluppare altri tipi di complicanze come possono essere la tromboflebite, la rottura stessa delle varici, fino ad arrivare alla ulcera cutanea, la pelle si apre a livello delle caviglie, perché il sangue arterioso non riesce più ad irrorare la cute che soffre. “