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La Prima guerra servile scoppiò in Sicilia tra il 135 e il 132 a.C. ed è considerata una delle più gravi rivolte di schiavi della storia della Repubblica romana. Le sue origini vanno cercate nel sistema economico dei grandi latifondi che, soprattutto in Sicilia, impiegavano migliaia di schiavi in condizioni estremamente dure. Molti di loro provenivano dalle guerre di conquista condotte da Roma in Oriente e venivano impiegati nei campi senza alcuna tutela, spesso sorvegliati da guardiani armati e sottoposti a violenze quotidiane. La rivolta ebbe inizio nella città di Enna, nel cuore dell’isola. Qui uno schiavo di origine siriaca, chiamato Eunus, divenne il capo del movimento. Eunus era noto per le sue presunte capacità profetiche e per la fama di uomo ispirato dagli dèi. Quando la tensione tra schiavi e padroni esplose, fu proclamato re e assunse il nome regale di Antioco. Alla rivolta si unì presto anche Cleon, uno schiavo proveniente dalla Cilicia che si dimostrò un abile comandante militare. Nel giro di poco tempo il movimento servile si trasformò in un vero esercito. Migliaia di schiavi fuggiti dai latifondi si unirono ai ribelli, che riuscirono a conquistare diverse città della Sicilia orientale. Alcune fonti antiche parlano addirittura di decine di migliaia di combattenti sotto il comando di Eunus e Cleone. Le prime spedizioni inviate da Roma furono sorprendentemente sconfitte, segno che la rivolta aveva raggiunto dimensioni molto serie. Solo dopo alcuni anni Roma riuscì a ristabilire il controllo. Il console Publius Rupilius condusse una campagna sistematica contro i ribelli, riconquistando una città dopo l’altra. La caduta delle principali roccaforti segnò la fine della rivolta. Migliaia di schiavi furono catturati e crocifissi lungo le strade della Sicilia, come monito contro future insurrezioni. La Prima guerra servile lasciò un segno profondo nella storia romana e rivelò quanto fragile potesse essere l’equilibrio sociale nei territori dominati da Roma.