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Fantastico 7 (1986) In diretta dal teatro delle Vittorie in Roma. Regia e coreografie di Gino Landi. Conduce Pippo Baudo con Lorella Cuccarini, Alessandra Martines, il Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, Nino Frassica. Primi ballerini: Fabio Gallo e Kirk Offerle. Sigla di testa Tutto matto di Lorella Cuccarini. Sigla di coda L'amore è di Lorella Cuccarini e Alessandra Martines. Orchestra diretta da Pippo Caruso. Da questa edizione anche le sigle ed i balletti sono realizzati in diretta. La settima edizione di Fantastico è ricordata per via dei molti colpi di scena verificatisi nel corso delle puntate: Nella puntata del 22 novembre 1986 il Trio comico Lopez-Marchesini-Solenghi in uno sketch prende di mira l'Ayatollah Khomeini (interpretato da Solenghi, mentre la Marchesini e Lopez sono, rispettivamente, la madre "Sora Khomeines" e Ronald Reagan), con uno sketch incentrato sull'allora scottante caso Irangate (la vendita di armi all'Iran da parte del governo USA tramite il colonnello dei marines Oliver North). Lo sketch era palesemente assurdo e scanzonato, con Khomeini e signora che si lamentavano presso Reagan della cattiva qualità delle armi ricevute, arrivando a sostenere che i missili una volta montati "erano in tutto simili a caffettiere". Tuttavia la reazione di Teheran allo spettacolo fu particolarmente veemente. Per ritorsione l'Iran Air sospende i voli con l'Italia, mentre il governo iraniano richiama l'ambasciatore a Roma e chiude l'Istituto italiano di cultura di Teheran. Nei giorni successivi intorno all'ambasciata italiana a Teheran si registrano disordini, e tre diplomatici sono espulsi. La partecipazione del Trio al programma viene sospesa per qualche tempo e, dopo due mesi di tensione, solo l'intervento della diplomazia italiana (retta da Giulio Andreotti) riesce a far rientrare l'incidente.[1] La RAI si è impegnata, anche per il futuro, a non replicare in alcun modo lo sketch. Bisogna ricordare che all'epoca l'Iran era ancora impegnato nella lunghissima ed estenuante guerra contro l'Irak, scatenata nel 1980 dall'invasione voluta da Saddam Hussein. In quell'epoca centinaia di migliaia di famiglie iraniane avevano figli o parenti al fronte e la stessa capitale Teheran subiva i lanci di SCUD iracheni. Questa edizione è ricordata anche per il famoso caso di Beppe Grillo che, ospite di una puntata, fece un monologo satirico sul viaggio ufficiale dell'allora presidente del consiglio Bettino Craxi in Cina che di fatto prendeva di mira la poca onestà dei dirigenti del PSI con la famosa frase Ma se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano? tale monologo costò al comico l'esilio dalla RAI per molti anni, tanto che Grillo, forse presagendo le conseguenze del suo sketch, salutò il pubblico con la frase Bene, ci rivediamo a Fantastico 18 sempre con Pippo; Baudo, preso alla sprovvista, durante lo spazio successivo in cui venne fatta una telefonata in diretta ad Adriano Celentano che ovviamente commentò quanto detto dal comico genovese un momento prima, si scusò dicendo Non volevamo offendere la suscettibilità di nessuno e chiedo scusa Celentano disse Scusa a chi, a me? e Baudo rispose No, al pubblico. Altro episodio clamoroso fu quello dell'ultima puntata andata in onda il 6 gennaio 1987 in cui Baudo attaccò l'allora presidente della RAI Enrico Manca per via di alcune polemiche inerenti la gestione della trasmissione; Manca aveva infatti accusato Baudo di produrre programmi Nazional-popolari e il presentatore in diretta, di fronte a 20 milioni di telespettatori, rispose dicendo Il presidente Manca rilascia spesso interviste, anche troppe, vorrà dire che d'ora in poi farò solo programmi regionali e impopolari (Baudo sarà costretto da li a poco a lasciare la TV pubblica). Altro particolare di quest'edizione fu la vociferata (anche se mai confermata) rivalità al limite dell'insofferenza tra le due soubrette Lorella Cuccarini ed Alessandra Martines per via di presunti favoritismi che Baudo avesse nei confronti della Cuccarini messa più in risalto rispetto alla Martines.