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Da CD Silvio Peron "Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte". Don Raimondo Viale (1907-1984) è “il prete giusto” del libro di Nuto Revelli, originario di Limone Piemonte e parroco a Borgo San Dalmazzo. Uomo di fede e dagli ideali incrollabili, affrontò il periodo della seconda guerra mondiale con una forza d’animo esemplare, denunciando con fermezza la crudeltà del regime e della guerra. Prete controcorrente malvisto dai più, a partire dal clero stesso, venne picchiato a sangue dai fascisti, arrestato e mandato in esilio in Molise dal giugno 1940 al settembre 1941. Ritornò in seguito alla sua parrocchia di Borgo e continuò a denunciare le infamie del fascismo. Dopo l’8 settembre 1943 visse in semiclandestinità fino al 25 aprile 1945 e collaborò con i partigiani del “Gruppo del Saben” e di “Giustizia e Libertà”. Riuscì a salvare molti ebrei dalla deportazione, per questo venne chiamato in Israele nel 1980 e insignito del riconoscimento di “Giusto tra le nazioni”. Manu Théron: voce Patrick Vaillant: mandolino elettrico, arrangiamento Daniel Malavergne: bassotuba Silvio Peron: organetto Rispetto alle altre canzoni, per questioni di spazio, viene riportato il testo solo in italiano. In seminario mi chiamavano mulo di Limone, testardo da far perdere la pazienza, il mulo mi piace, sale le mie montagne e fa quello che la gente non vuole fare, se è nero è nero, non sono mai riuscito a tenere in gola quello che pensavo. La sincerità fa parte della grande Verità che trovo nel buon Dio, ci sono tanti preti che vivono quieti, dal loro tran tran non vogliono discostarsi, Gesù non può camminare con tutti e ai nemici non si può rinunciare. Contro l’ingiustizia e la falsità la mia lingua è tagliente, spada trasparente senza boria, il mulo di Limone. Che cosa ridicola, ai bambini facevano portare il Fez con la “M” di Mussolini, c’è anche una parola ben più corta e forse un po’ meno educata, se vogliamo anche adatta al paragone e di sicuro molto profumata. I fascisti mi chiamavano prete maledetto e rivoluzionario, contro guerra, dittatura e violenza ho sempre predicato, mi hanno ben picchiato, per poco non mi hanno ammazzato, ma alle mie idee non posso rinunciare. Ho dalla mia parte la Verità sia della Fede che della Storia, morirò così, con il Vangelo in mano, il mulo di Limone. Al confino mi hanno condannato, con i giovani mi trovavo sempre a parlare, i preti non mi hanno considerato, i bugiardi avevano vinto, che bello il ricordo di un vispo zingarello, i suoi occhi non posso dimenticare. Sempre guardo alla gente per quello di cui ha bisogno e per tutto quel che fa; il mio caro amico Giovanni Barale, un comunista, in chiesa non l’ho mai visto, aveva una grande umanità, e i tedeschi a Boves me l’hanno ammazzato. Primo posto giustizia e carità, guarda al cuore il mio Dio, nessuno può sperare di fregarlo un giorno, il mulo di Limone. È stato naturale per me andare dai partigiani, gli amici più cari che ho, quanti viaggi in bici travestito da contadino da Borgo alle borgate in mezzo ai boschi, rischiare è il mio pane, pregare il companatico, morte non mi hai mai preoccupato. La resistenza è la qualità che fa vincere i “bastian contrario”, la Bibbia è piena di resistenza, di uomini onesti che non si fanno mai piegare, la Chiesa non deve fare da sgabello ai più potenti e al malaffare. Tutti i compromessi hanno tante facce, la verità è quella che è, pietra scolpita per l’eternità, il mulo di Limone. Mi ricordo dei miei fratelli ebrei con la loro dignitosa sofferenza, ne ho nascosti e salvati il più possibile, da sempre non hanno mai trovato la pace, nei miei occhi c’è una coda che si arrotola dentro i carri bestiame. Che emozioni, il viaggio in Israele, qualcuno si è ricordato e “Il Giusto” mi hanno donato, le lacrime provavo a fermare, le gambe continuavano a tremare, che tenerezza tutti quegli sguardi setacciati dal dolore che li ha segnati nel profondo. Amare e dolci lacrime ho versato, deserti e giardini ho attraversato, a Dio il giudizio per quel che ha fatto il mulo di Limone. VALZER PARALOUP Stefano Valla: piffero Daniele Scurati: fisarmonica a piano Silvio Peron: organetto Paraloup (1360 m), “rifugio dai lupi”, è la borgata più in alto del comune di Rittana in Valle Stura. È un luogo perfetto per osservare senza essere osservati. Intorno solo boschi e davanti l’orizzonte che si apre sulla pianura cuneese. Tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1944 fu la sede della prima banda partigiana “Italia Libera”, poi di “Giustizia e Libertà”. Vi militarono in qualità di comandanti, fra gli altri, Duccio Galimberti, Alberto e Livio Bianco, Nino Monaco, Aldo Quaranta, Nuto Revelli, insieme a un nutrito gruppo di giovani, in prevalenza operai, contadini e studenti. Dedicato a Don Viale e ai partigiani di Paraloup.