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MUGELLO – Una strada che esiste a metà e divide il territorio. Da una parte il Mugello che ne sostiene la realizzazione, dall’altra Calenzano che continua a opporsi. Nel cuore dei boschi tra il Carlone e Calenzano restano ancora oggi i segni di un progetto incompiuto: strutture in cemento armato, massicciate e giganteschi piloni di ponti costruiti negli anni Sessanta per quella che avrebbe dovuto diventare la Sp 107. Opere rimaste inutilizzate per oltre sessant’anni e ormai inghiottite dalla vegetazione. Proprio questa infrastruttura dimenticata è tornata recentemente al centro del dibattito. Nei giorni scorsi abbiamo ripercorso il tracciato insieme a Leonardo Borchi, ex sindaco di Vaglia dal 2014 al 2024 e in precedenza comandante della Polizia Municipale. A bordo di due fuoristrada siamo arrivati fin dove la pista lo consentiva, proseguendo poi a piedi tra boschi e rovi. Da questa esplorazione è nato un video reportage che racconta lo stato di quella strada mai completata e che potrebbe servire da monito per non ripetere errori del passato. Borchi ricorda come il progetto fosse considerato così concreto che la strada, pur non essendo mai stata realizzata, compariva addirittura sulle mappe. Negli anni Ottanta non era raro che qualcuno, magari un turista di passaggio, provasse perfino a cercarla per percorrerla. Il primo tratto dell’opera è stato utilizzato negli anni Novanta dal Cavet, durante i lavori per la galleria di Vaglia della linea ferroviaria ad Alta Velocità. Oggi questa parte del percorso è una pista bianca di cantiere abbastanza agevole, che conduce fino alla collina artificiale creata per depositare lo smarino proveniente dagli scavi della galleria. L’area è ben recintata e nel tempo la natura ha ripreso il suo spazio: la vegetazione è ricresciuta e non è raro vedere caprioli pascolare tranquillamente. Oltre quel punto, però, il tracciato diventa impraticabile. Qui siamo stati costretti a lasciare i fuoristrada e continuare a piedi. Tra la vegetazione emergono i resti dell’antico cantiere: massicciate, gabbioni di pietre e perfino l’imponente pilone di un ponte che spunta tra alberi e rovi. Dopo aver attraversato a guado un torrente, si raggiunge il punto in cui convergono le strade bianche provenienti dalle Croci di Calenzano e da Legri. Secondo le ipotesi progettuali più recenti, proprio qui il nuovo tracciato dovrebbe discostarsi da quello storico, dirigendosi verso le Croci anziché verso Legri. Il tratto esplorato, tuttavia, appare estremamente impervio e, per essere superato, richiederebbe probabilmente la costruzione di viadotti. Da qui la domanda che resta aperta: vale davvero la pena intervenire su un territorio così delicato? Il rischio, sottolinea Borchi, sarebbe quello di “ferire la montagna” e compromettere l’equilibrio ambientale della zona, fino a prosciugare uno degli ultimi torrenti ancora presenti. Forse, suggerisce la storia stessa di questo progetto incompiuto, qualcosa si potrebbe imparare proprio da quei resti di cemento dimenticati nel bosco da oltre sessant’anni, oggi lentamente riconquistati dalla natura.