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Canto di lavoro che in origine serviva unicamente ad accompagnare la dura fatica quotidiana dei deportati scandendone il greve ritmo, la sua storia, pur nella drammaticità degli eventi, è invero singolare. Scritto nel 1933, con il titolo di Börgemoorlied, o Wir Sind Die Moorsoldaten, I Soldati della Palude, il testo venne redatto nel campo di concentramento di Börgemoor/Esterwegen (Staatlicher Preussischer Konzentrationslager) da due deportati di fede comunista, il minatore Johann Esser e l'attore Wolfgang Langhoff, su base musicale composta da Rudi Goguel, impiegato. Börgermoor/Papenburg era stato uno dei primissimi lager istituiti dal regime nazista per rinchiudervi gli oppositori politici, cui veniva ancora concesso un barlume di vita sotto forma di attività ricreative di puro e semplice svago. Costoro ne approfittarono per costituire una piccola compagnia cabarettistica, denominata Zirkus Konzentrazani, nella quale il suffisso -ani si deve alla presenza di alcuni nostri connazionali fra gli artisti partecipanti. In occasione di una festività i carcerieri proposero agli internati di esibirsi davanti ai loro compagni di prigionia ed agli stessi odiati secondini. I detenuti, dovendo fare buon viso a cattiva sorte, accettarono l'offerta e lo spettacolo ebbe così luogo, concludendosi con l'esecuzione corale di Wir Sind Die Moorsoldaten, con tanto di pantomima e sberleffo finale, per mostrare con fierezza agli aguzzini come nessuna privazione e tortura, né tantomeno le disumane condizioni di prigionia, potessero mai piegare la cosciente solidarietà dei reclusi o spezzare il loro morale. A causa della deficitaria capacità intellettiva della razza autoproclamatasi superiore, le SS non compresero al volo il recondito significato del testo, solamente dopo un paio di giorni cominciarono a nutrire dei seri dubbi, affrettandosi subito a censurarlo e distruggerne ogni traccia residua. Ma ormai era troppo tardi perchè nel frattempo alcune copie manoscritte del brano erano rocambolescamente uscite dalle tetre mura del carcere e cominciavano già a circolare clandestinamente per il resto d'Europa. Da allora in poi, fino al termine del tragico conflitto, il testo sarà tradotto dai deportati in tutte le lingua del mondo, nello specifico la versione italiana venne ripresa da quella francese nel campo di concentramento di Ravensbruck. E fu così che Die Moorsoldaten evase dalle cupe baracche di un lager, oltrepassò le gelide acque della palude e volò alto sulle speranze di libertà dei popoli in catene, divenendo ben presto l'inno sommesso e autentico della vittoriosa Resistenza internazionale contro il nefando nazi-fascismo, dall'eroica Guerra di Spagna alla definitiva caduta di Berlino. La sua odissea non è una favola, nessuna morale da leggervi fra le parole, bensì un severo monito vergato con il sangue di milioni d'innocenti: chi dimentica il proprio passato sarà un giorno condannato a riviverlo. Fosco è il cielo sul lividore di paludi senza fine Tutto intorno è già morto e muore per dar gloria agli aguzzini Una rete spinata serra il deserto in cui moriamo Non un fiore su questa terra non un trillo in cielo udiamo Sul suolo desolato con ritmo disperato un canto Botte grida lamenti e pianti sentinelle notte e dì Suon di passi di mitra e schianti e la morte a chi fuggì Pure un giorno la sospirata primavera tornerà Dai tormenti la desiata libertà rifiorirà Dai campi del dolore rinascerà la vita domani Sul suolo desolato con ritmo disperato un pianto ♫