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Ci sono strade che non sono soltanto vie di passaggio: sono vene antiche che hanno portato vita, lavoro, speranza. Strade che hanno visto generazioni intere camminare, commerciare, migrare, resistere. Una di queste è il Regio Cammino di Matera, che io ho scelto di chiamare Via del Grano, perché il grano – alimento, ricchezza, sacrificio – è stato per secoli il suo respiro profondo. La mia passione per questo itinerario non nasce sui libri, ma sul territorio, tra le pietre, i borghi, le storie raccontate dagli anziani e i silenzi dei luoghi dimenticati. Sono un uomo che ama la propria terra, che la osserva, la studia, la ascolta. E più la conosco, più sento il dovere di lasciare ai posteri ciò che rischia di andare perduto. Il mio interesse per la Via del Grano nasce da un’intuizione semplice: la memoria storica può diventare un motore di rinascita. In un Sud che lotta contro lo spopolamento, contro l’abbandono dei giovani, contro la perdita delle tradizioni, credo fermamente che la storia possa essere una risorsa concreta, capace di generare turismo, cultura, identità, economia. Il mio sogno è questo: trasformare un antico cammino borbonico in un percorso di sviluppo lento, sostenibile, umano. Un itinerario che non si attraversa soltanto con i piedi, ma con la mente e con il cuore.