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dal manifesto della mostra: "Un dialogo tra architettura, arte e alchimia agli albori della scienza. La Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale è uno degli ambienti più ricchi di memoria della città di Milano. Nel 1943, l'incendio provocato dalle bombe degli alleati sulla Città, danneggiò gravemente l'architettura, ed in particolare le quaranta cariatidi, che lungo il perimetro reggevano la balconata. Volutamente mai restaurate, queste figure femminili, cancellate dalla violenza della guerra, dialogano oggi con le alchimiste di Anselm Kiefer, donne la cui memoria è stata con pari violenza rimossa dalla storia. Vissute prevalentemente tra il Medioevo e la fine del Seicento, le alchimiste furono custodi di saperi antichi legati alla natura, al fuoco, alla terra e ai cicli vitali. Oggi le definiremmo proto-scienziate, medichesse, erboriste, farmaciste, esperte di botanica, astrologia e cosmesi. Nelle loro ricerche e sperimentazioni adottarono i principi dell'alchimia, intesa come pratica della trasformazione della materia. Attraverso la distillazione, la sublimazione, la calcinazione e la dissoluzione, sottoponevano la materia a una serie continua di trasformazioni per conoscerne la natura profonda. Per alcune di loro, come per gli alchimisti uomini, l'obiettivo ultimo fu la trasmutazione del metallo vile in oro, e soprattutto la conquista della pietra filosofale, simbolo di perfezione, rigenerazione e conoscenza assoluta. Per altre invece - la maggior parte - l'alchimia fu un mezzo per raggiungere scopi concreti: curare, guarire, migliorare la vita delle comunità. Quest'ultime furono vere antesignane delle scienze moderne, anche se per esercitare la loro conoscenza dovettero spesso nascondersi, pubblicare sotto pseudonimi maschili ed esporsi al rischio di persecuzioni e processi per stregoneria. Anselm Kiefer ha creato per loro un pantheon, dando a ciascuna un volto e un'identità. Ogni tela è una resurrezione: in alto, il nome dell'alchimista emerge in oro dalla materia pittorica, come un atto di riconoscimento e di giustizia simbolica. Accanto a figure celebri come Caterina Sforza, Isabella Cortese o Maria la Profetessa, emergono nomi meno noti, finalmente sottratti all'oblio. Kiefer, alchimista tra le alchimiste, sottopone la sua pittura a vari stadi di trasformazione, utilizzando il fuoco, la fiamma ossidrica, gli acidi. Incide, taglia, cuce, cancella e ricomincia da capo: azioni che corrodono e purificano le superfici delle tele, sulle quali il piombo, lo zolfo, gli ossidi, la cenere, i petali di fiori, le piante officinali, i crogiuoli, e soprattutto l'oro, tanto oro, stigmatizzano il legame con questa antica scienza esoterica. Per Kiefer il pensiero alchemico, così come la pittura, è un cammino di passione, morte e rigenerazione: la materia, come lo spirito, deve attraversare l'oscurità per rinascere nella luce. In questa prospettiva, Le Alchimiste è un viaggio iniziatico che conduce simbolicamente lo spettatore dalle ombre e dalle superstizioni del medioevo all'alba della scienza moderna". Mostra di Anselm Kiefer. Palazzo Reale, Milano. Riprese effettuate durante la visita alla mostra. Le opere appartengono ai rispettivi autori. Video a scopo culturale e divulgativo.