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Sandro Ivo Bartoli plays Domenico Scarlatti's Sonata in g minor K. 30 “The Cat's Fugue”. Sandro dice: Cari amici buongiorno, La “Fuga” è probabilmente la forma musicale più complessa che sia mai esistita. Vero labirinto musicale, consiste in diverse voci che si muovono simultaneamente secondo una impressionante serie di regole e di dogmi, vecchi quasi quanto la musica stessa. È affare assai complicato, e per secoli le fughe erano il metro di giudizio dei compositori: se si riusciva a scrivere una bella fuga, voleva dire che ci era padroni della materia musicale a regola d'arte. Domenico Scarlatti non fu immune a tale pressione psicologica. Quando pubblicò i suoi “Essercizi per Gravicembalo”, scelse di chiudere quella raccolta di Sonate con una Fuga, la Sonata in sol minore K. 30 che presenteremo oggi. Con le Sonate 1-29 Domenico aveva ampiamente dimostrato la sua abilità strumentale, e con questa Fuga voleva evidentemente dar saggio anche della sua erudizione musicale. Per farlo, scelse un soggetto difficile ai limiti dell'impossibile, beffardo e dissonante. Le fughe hanno una natura musicale cumulativa: si comincia con una voce, poi se ne aggiunge un'altra, poi un'altra ancora, e la musica “cresce”. Tendono ad essere composizioni complicate, ma nelle mani di un virtuoso come Domenico la parte teorica e quella tecnica vanno di pari passo, e questa fuga è magnifica! Forse, fu proprio la scelta di un tema così sardonico a fare la fortuna di questa Sonata. Rapidamente, infatti, si sparse la voce che Domenico avesse preso questo tema da una “passeggiata” che il suo gatto avrebbe fatto sulla tastiera! Questa è quasi certamente solo una leggenda, punto vera, ma carina. E di sicuro ha aiutato questa Sonata a guadagnarsi – giustamente – l'enorme popolarità che ha come la “Fuga del gatto”. Buon ascolto.