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La guerra del Peloponneso sconvolse gli equilibri del mondo greco. La sconfitta di Atene e l’indebolimento generale delle poleis aprirono una lunga fase di instabilità politica nel IV secolo a.C. Sparta uscì vincitrice, ma non riuscì a costruire un’egemonia duratura. Impose regimi oligarchici e intervenne in molte città, suscitando reazioni e malcontento. Ad Atene, il governo dei Trenta tiranni fu presto rovesciato e nel 403 a.C. venne restaurata la democrazia. L’egemonia spartana fu messa in crisi anche dallo scontro con la Persia. La pace di Antalcida (386 a.C.) sancì la cessione delle città ioniche ai Persiani e accentuò la debolezza del sistema greco. In questo contesto emerse Tebe. Guidata da Pelopida ed Epaminonda, la città sconfisse Sparta nella battaglia di Leuttra (371 a.C.), ponendo fine alla supremazia spartana grazie a innovative tattiche militari. L’egemonia tebana fu però breve. Dopo la battaglia di Mantinea (362 a.C.) e la morte di Epaminonda, nessuna polis riuscì a imporsi stabilmente. Il vuoto di potere favorì l’ascesa della Macedonia.