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UN PICCOLO ORGANO, UN GRANDE GRIDO: RACCONTARE LA SOFFERENZA DEI RAGAZZI. Il dolore dei ragazzi, la sofferenza profonda dei giovani...ne sono piene le strade, ne sono stracolme le scuole... e tutto allora si svuota, quando da quegli occhi sparisce la luce e, insieme ad essa, la nostra speranza per il futuro... di cui evidentemente ce ne importa ben poco, se non notiamo tutto questo e giriamo la testa da un'altra parte! NO! Non mi abituerò mai al dolore dei ragazzi. Proprio non mi riesce! Perché ci sono diversi tra i miei studenti e allievi, che stanno vivendo momenti molto difficili e dolorosi. Siccome prendo piuttosto a cuore i giovani che mi chiedono aiuto, se li vedo star male, mi dispiace sempre un botto... soprattutto perché troppo spesso dipende dagli errori degli adulti che dovrebbero crescerli e invece fanno dei grandi casini. Sono anni che faccio l'educatore, anzi, ho scelto infine di dedicare la mia vita a tutto questo. E sì, con l'esperienza impari a gestire il male con cui vieni a contatto perché non divori anche te... ma non mi ci abituerò proprio mai. Che cara amica che è la musica antica, anche in questo senso... … sì, perché tutti una volta sapevano che tra le mura della propria stanza, nelle sale e nelle chiese si poteva trovare questo “specchio salutare” che descriveva le mie ferite e, raccontandomele, esse iniziavano a trasformarsi. Il clavicordo raccoglieva le grida e gli strepiti più intimi e privati. Il clavicembalo diventava un denso racconto di condivisione con gli altri. E l'organo trasformava la rabbia in calde lacrime di nostalgia, da porre sull'altare, unite al sacrificio dell'Uomo della Croce. Per questo ho riesumato da un hard disk vecchio di oltre dieci anni questa piccola incisione: per riflettere sul dolore dei nostri giovani, oggi. Cosa dovremmo mai tornare ad insegnare, noi adulti, ai nostri ragazzi, magari anche grazie all'esperienza della musica, quella vera, quella che sublima i sentimenti, non quella che sporca e intossica queste fragili, inesperte menti? Ehhh...che il cammino della vita è sempre difficile. Ma c'è una soluzione, forse l'unica davvero valida! Quella che ci racconta il romanzo “La storia infinita”: il vuoto del male e del dolore non può essere distrutto, so può solo riempirlo d'amore. Organo Buerkle (1965), Chiesa di S. Bartolomeo ad Uligano Holzgedeckt 8' Rohrflöte 4' Prinzipal 2' Mixture II scharf Basso 8' (ritornella dal Do2)