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Presentazione dell’azione scenica Interno Voce (a cura di Giovanni D’Alfonso) L’azione scenica Interno Voce racconta l’esperienza di malattia, riabilitazione e reinserimento di un gruppo di ex-pazienti oncologici – operati alla corde vocali, dei loro familiari e di alcuni operatori che hanno condiviso il percorso di cura nell’ospedale romano “Sandro Pertini”: gli stessi protagonisti hanno voluto portarla al centro della scena. Partendo da scritture autobiografiche, hanno dato vita ad un laboratorio teatrale, condotto dal regista Antonello Belli, che ha permesso di sperimentare e mostrare anche le possibilità espressive e artistiche della nuova vocalità. Inoltre ogni partecipante, concentrato sulla scrittura, è riuscito spesso ad individuare nuovi aspetti e significati nella propria esperienza di vita. Dopo circa cinque mesi, Il laboratorio teatrale Interno Voce ha restituito in una composizione unitaria di grande suggestione la coralità di voci, di suoni, di gesti, di movimenti che, nel tempo, si erano andate esprimendo. In particolare sono da rilevare gli interventi sonori e visivi, suggeriti dalle emozioni che ogni scena suscitava negli artisti impegnati. L’azione scenica Interno Voce è stata rappresentata la priva volta lo scorso maggio all’Upter Teatro Studio di Roma, riscuotendo un successo lusinghiero che non è sfuggito alla stampa cittadina e a Rai3. La realizzazione del video Interno Voce è di Elvio Fontana. Il progetto Interno Voce è sostenuto dall’Associazione Italiana Laringectomizzati, dall’Associazione OndArmonica di Perugia e dall’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà di Roma. Come parte del corpo, la voce è attiva ed imprime la sua orma. Chi emette un suono, sente il suono che si diffonde e, nel ciclo costante di percezione e costruzione di paesaggi, linguaggi, relazioni, e significati in cui si esprime lo stare al mondo, la voce partecipa come il più flessibile degli strumenti; la voce si adatta ed è adattata in continuazione. Nella sua grana che, si compone per stratificazioni, la voce conserva memoria di tale processo: mettersi all’ascolto di una voce è penetrare la sostanza di questa relazione, che si configura, per ciascuno, come unica; la grana sta alla voce come la voce sta al corpo e il corpo allo spazio. (C. Bologna, Flatus vocis, Il Mulino, 2000