У нас вы можете посмотреть бесплатно I cunicoli etruschi di Formello nella zona della Selvotta RM или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
Come descrizione del video vorrei condividere un post su Facebook di Francesco Braghetta, uno degli "Esploratori Veientani", in prima linea nel difendere e promuovere il territorio veientano. "Lo stagno incantato La Selvotta è una località a sud del Comune di Formello che si incunea nel territorio di Roma Capitale. Buona parte ricade nel primo ed un piccolo lembo viene ricompreso nel XV Municipio. Raggiungere il luogo non è molto difficile soprattutto per coloro che vengono da Roma. Percorrendo la Via di Santa Cornelia all’altezza del centro sportivo della Lazio si incrocia proprio Via della Selvotta. Da anni in questa zona che rimane un po' isolata per la presenza della Cassia Veientana che la lambisce e la divide è stato realizzato un Parco naturale, La Selvotta Onlus, che funziona da fattoria didattica per i ragazzi delle scuole inferiori. Nel Parco si possono ammirare soprattutto volatili, in particolare quelli della famiglia dei rapaci. Grazie al proprietario, Francesco, possiamo assistere ad esibizioni di falconeria. Altre attività lì intorno sono nate da poco tempo e si stanno sviluppando come per esempio l’Azienda L’Alberuglio, uno spazio per bimbi con un’area attrezzata per picnic con barbecue e tavoli. L’ideale per delle feste in campagna immersi in otto ettari di verde. Ma la “specialità” dell’area soprattutto per chi volesse svolgere escursioni ed esplorazioni è la presenza di diversi ipogei che si trovano nella parte inferiore dove scorre uno dei fossi di Formello, quello denominato Olmetti. Un reticolo di cunicoli scorre sotterraneo lì dove l’etrusco veientano aveva necessità di regimentare le acque. I piccoli lucernari che qualche millennio fa avevano una forma rettangolare ora sono così largamente deformati che sembra di stare in presenza di cenote mentre dentro fluisce l’acqua. I riflessi della luce solare che penetra tra i rami delle querce che circondano per intero il corso d’acqua formano dei cerchi di magia che regalano stupore ed emozione al visitatore. La presenza di una cascata con salto di pochi metri è il benvenuto quando si mette piede all’interno di quello che fu un bacino di raccolta per le acque utili a Veio. Grossi blocchi squadrati di tufo rimangono sparpagliati nell’area e lasciano immaginare la grandezza di quella che fu una diga. Un cartello informativo spiega i vari siti presenti nell’area e le stesse funzioni che svolgevano. Le grotte etrusche, i cunicoli, la cascatella, le vie di comunicazioni verso Veio. La cascata va ricordato rappresenta il punto terminale di un lungo condotto idraulico che proveniente da Formello nord taglio l’intero territorio per ricevere le acque da diversi fossi sotterranei. Ne è stata stimata la lunghezza in circa 4,5 km con la maggior parte dei tratti al chiuso, il resto scorrerebbe in forra. Ma la vera chicca del luogo è senz’altro la presenza di uno stagno artificiale che si trova in prossimità della cascata. Per essere uno stagno non ci sarebbe nessun motivo di sorpresa e stupore se non fosse che questo conterrebbe al suo interno una piccola azolla che lo rende colorato. Come se non bastasse il colore cambia a seconda delle stagioni. Questo per le eventuali escursioni termiche invernali che vanno a modificare gli enzimi della piantina. Per qualche anno il “miracolo” si è ripetuto fino a quando la piantina non è scomparsa. Ora è tornata di nuovo e lo spettacolo è vederla così lussureggiante nel suo color verde smeraldo illuminata dai raggi del sole. Chissà se il prossimo inverno tornerà di quel colore rosa che nel 2018 ci lasciò di stucco e preoccupati nel trovare quello stagno così trasformato. Qualcuno di noi pensò ad un attacco chimico inquinante. In quel tempo un “artista futurista” di nome Graziano Cecchini si dilettava a tinteggiare con le sue performance certi luoghi simbolo di Roma. Come non ricordare quello che accadde a Fontana di Trevi? Facemmo analizzare la piantina da un’amica dell’Università di Tor Vergata e scoprimmo i motivi di tale prodigio. Nessun attacco umano distruttore ma semplicemente una reazione chimica della stessa azolla. Pubblicizzammo attraverso i social la scoperta e fu un successo di visitatori con ispezioni da più parti della nostra Regione. Lo stagno divenne una star raccontata anche dai diversi giornalisti che in questi anni ci hanno avvicinato per realizzare dei documentari sul Territorio. In questi anni abbiamo cercato di promuovere con passione le meraviglie del nostro Agro, averle fatte scoprire e ri-scoprire a molta gente è sicuramente un bel motivo di orgoglio" (Esploratori Veientani)