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Giovanna Truzzi, 61 anni, compagna di Giuseppe Mastini dopo l'arresto di Johnny: «Mi ha detto di non riportarlo in carcere» BUGGIANO (Pistoia) - Dopo una perquisizione, il sequestro dello smartphone e tre ore trascorse in questura la donna di Johnny lo Zingaro, al secolo Giovanna Truzzi, 61 anni, di Valdagno (Vicenza), italiana di origini sinti, non vorrebbe più parlare con nessuno. Poi ci ripensa. «Parlerò ma solo per dire la verità», dice appena arrivata in auto a Buggiano, un comune dell'hinterland di Pistoia, dove alcune famiglie sinti sono ospitate in piccole casette bungalow.E qual è la sua verità, Giovanna? «Che Johnny non è più l'uomo spietato di un tempo, ha passato 46 anni in galera ed è cambiato. Ha sbagliato ancora, non doveva evadere, ma l'ha fatto per amore».Quando l'ha visto l'ultima volta? «La mattina del 5 settembre, l'ultimo giorno di permesso. Avevamo trascorso una decina di giorni insieme, all'inizio era tranquillo, sembrava felice».Non le ha mai detto che voleva evadere? «No. Però ogni giorno che passava diventava sempre più preoccupato, sembrava nervoso. Sino a quando...». Sino a quando? «Alle 11 di mattina del 5 settembre a Sassari, un'ora prima della scadenza del permesso, mi ha detto di non accompagnarlo come facevo sempre al carcere. L'ho guardato e ho capito che stava male, ma non pensavo volesse evadere un'altra volta».E lei nei dieci giorni che ha trascorso con Johnny non ha avuto nessun sospetto, come è possibile? «Sono stati dieci giorni bellissimi. Era felice. Mi ha detto che voleva passare tutta la vita con me e che prima o poi, in accordo con i suoi avvocati, avrebbe chiesto la grazia».Dove siete andati? «Dovevamo rimanere nel comune di Sassari. Eravamo ospiti della comunità di Don Gaetano, un bravo prete. Ci ha dato una stanza solo per noi. Lui mi chiedeva di cucinargli spaghetti allo scoglio e la frittura. Poi, rispettando gli orari, andavamo sempre fuori, in spiaggia o a passeggiare tra i boschi. Mi diceva che dopo tanti anni dietro le sbarre aveva bisogno di guardare la natura. Allora si fermava a osservare un albero, non si stancava mai di guardare un fiore, era incantato dagli animali. Lo ripeto un uomo diverso da quello che avevo conosciuto per la prima volta nel 1973».Dove lo ha conosciuto? «A Roma. I miei genitori erano giostrai e io davo una mano. Avevo 13 anni, come lui. Fu un colpo di fulmine, innamorati a prima vista. I miei genitori non volevano che mi legassi a Johnny. Allora decidemmo di fare la \"fuitina\", scappammo insieme».Johnny Lo Zingaro, il criminale che terrorizzò Roma negli anni 80 E come finì? «Che i miei genitori ci trovarono e ci fecero tornare a casa. Papà e mamma mi dissero che ero troppo giovane e che non lo dovevo frequentare. Lui la prese malissimo».Che cosa fece? «Era pazzo... ( Corriere Tv ). Guarda il video su Corriere: https://video.corriere.it/cronaca/gio...