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Nel mirino della maxi-operazione, coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Dia di Napoli, Roma e Firenze, il sodalizio criminale e la rete di imprenditori conniventi con cui il denaro sporco veniva riciclato in immobili e attività commerciali. Sotto sequestro pizzerie nel centro della Capitale, uno storico locale di Viareggio e anche alcune aree di servizio della A1 fuori Napoli. Suicida uno dei destinatari degli ordini di custodia. Napoli, 22 gen. - Hanno evitato per anni di fare la guerra contro altre cosche, hanno deciso la strada del silenzio e cosi' facendo hanno accumulato un tesoro avvalendosi di una fitta trama di prestanome e 'colletti bianchi' che sono riusciti a reimpiegare quei milioni e centuplicarli nel valore. Questa mattina pero' lo Stato ha concluso la piu' importante indagine mai realizzata contro il clan Contini, che da un rione degredato di Napoli, l'Arenaccia, ha conquistato tutta l'Italia grazie a veri e propri gruppi imprenditoriali legati alla camorra: 90 sono le persone indagate per reati che vanno dall'associazione camorristica, all'estorsione, fino all'usura e al reimpiego di capitali. Due le famiglie imprenditoriali principalmente coinvolte nella retata: a Roma ed in Versilia, quelle che ruotano attorno alla famiglia Righi, ed a Napoli, quelle che ruotano attorno alla famiglia Di Carluccio. Nel primo caso esperti in ristorazione, nel secondo nella gestione degli impianti di distribuzione di carburante. Accanto a queste due famiglie imprenditoriali ce ne sono altre impiegate nel settore dell'abbigliamento, in particolare a Prato. Tra i destinatari dell'ordinanza c'e' l'intera famiglia Contini, dal boss Eduardo, in carcere dal 2007 al 41 bis, la moglie Maria Aieta, il cognato Antonio Aieta, l'altro Patrizio Bosti, le due sorelle della moglie del boss Rita e Anna. Destinari della misura sono tra gli altri i ras Giuseppe Ammendola, latitante dal 2012, Salvatore Botta e la moglie Rosa Di Munno, il nipote omonimo Salvatore Botta, il ras della droga Paolo Di Mauro, arrestato in Spagna nel 2010. Oltre ai reati comuni di un clan della camorra, quali traffico di droga e di armi, c'era una pervicace azione di estorsione ed usura sistematica operata ai danni dei commercianti napoletani, prima costretti a ricevere finanziamenti e poi del tutto espropriati dalle proprie aziende. Queste attivita' hanno consentito l'accumulo di enormi disponibilita' di denaro reivestito non sono a Napoli ma in tutta Italia. In citta' e' stata sequestrata finanche la societa' che si occupa del bar e ristorazione all'interno dell'ospedale San Giovanni Bosco. Per quanto riguarda Ciro Di Carluccio e' risultato essere a capo di una holding che opera in diversi settore econosmi e finanziari ed e' un vero e proprio uomo di fiducia dei Contini. A lui sono state sequestrate 49 societa', 27 immobili, 500 conti correnti, per un valore di circa 180 milioni di euro. Il gruppo Righi invece e' diretto dai fratelli Salvatore, Antonio e Luigi, trasferitisi a Roma a meta' degli anni Novanta dove hanno creato un impero nel settore della ristorazione con il marchio 'pizza Ciro' nelle zone di pregio come in piazza Navona o in piazza di Spagna. La loro ascesa criminale, secondo quanto riferito dai collaboratori di giustizia, arriva nel 1983 quando ricevettero dal clan Contini un 1,7 miliardi di lire del riscatto di un gioielliere napoletano rapito e poi rilasciato. Il compito dei Righi, per l'accusa, era quello di far fruttare quei soldi. Partendo da Napoli, e in particolare da via Foria, i Righi hanno scalato l'Italia fino ad arrivare in Toscana. Per l'accusa, il luogo nel quale avvenivano i summit di camorra era il centro sportivo 'Mariano Keller' di Napoli, sequestrato dalle forze dell'ordine. Tra i loro fiduciari c'e' anche un commercialista che aiutava Luigi Righi a 'ripulire' i milioni. Alla famiglia imprenditoriale sono stati sequestrati 28 esercizi commerciali, 42 beni immobili, 380 conti correnti, 76 veicoli, 71 societa', per 50 milioni di euro complessivi. Arresto per Giuseppe De Rosa, affiliato al clan, titolare della mensa e bar dell'ospedale di Napoli San Giovanni Bosco e di un ristorante nel Casertano. (AGI) .