У нас вы можете посмотреть бесплатно Nicolas Poussin - Il giudizio di Salomone. Commento iconografico-spirituale a cura di Alessio Fucile или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
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Ti presento «Il giudizio di Salomone», tela dipinta nel 1649 da Nicolas Poussin e conservata al Museo del Louvre di Parigi. Poussin, maestro del classicismo francese, considerava questa opera una delle sue migliori creazioni. La composizione è rigorosa, simmetrica, quasi architettonica: il re Salomone è al centro, seduto su un trono monumentale con un piedistallo decorato da grifi contrapposti e incorniciato da colonne che ne accentuano la maestà. La scena è congelata nell’attimo prima del verdetto, con una tensione teatrale che ricorda le tragedie antiche. La luce laterale illumina i volti e i gesti, accentuando le emozioni. Ogni personaggio è colto in un momento di reazione: orrore, supplica, indifferenza. Tutto inizia ai piedi del trono di Salomone quando due prostitute prendono la parola una dopo l’altra: «Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre essa sola era in casa. Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c'è nessun estraneo in casa fuori di noi due. Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché essa gli si era coricata sopra. Essa si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco - la tua schiava dormiva - e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il figlio morto. Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho osservato bene; ecco, non era il figlio che avevo partorito io». Versione immediatamente ripresa dall’altra donna, evidentemente invertendo i ruoli! A chi credere? «Prendetemi una spada» ordina Salomone tra la sorpresa generale. Poi ricevuta l’arma, dice: «Tagliate in due il figlio vivo e datene una metà all'una e una metà all'altra». Il soldato mentre tiene il bambino per un piede, è ormai pronto a eseguire il terribile ordine regale. A questo punto la donna a sinistra si inginocchia e implora grazia per il bambino, al quale rinuncia, mentre l’altra a destra con il dito puntato è d’accordo con il verdetto. E Salomone, ispirato da Dio, conclude: «Date alla prima il bimbo vivo (…). Quella è sua madre» (1 Re 3,16-28). Come sempre in Poussin, il colore delle vesti è rivelatore. E così, la madre vera è rivestita di tinte luminose che, tra blu e giallo, la avvicinano a una figura religiosa. Mentre la madre falsa che tiene il bambino morto ha una carnagione cadaverica, segno dello scorrere degli anni, e un vestito dalle sfumature rosse e di un verde malsano. All’estrema destra si vede una donna, inorridita di fronte al terribile dilemma, mentre si volge verso suo figlio che si aggrappa alla sua veste. Forse, guardando il bambino, immagina l’orrore che per lei sarebbe stato l’affrontare una situazione simile. Al suo gesto di arretramento corrisponde quello del soldato dell’estrema sinistra, lui pure costernato. La scena diventa allegoria della giustizia divina e della saggezza e Salomone incarna l’equilibrio tra legge e compassione. Le colonne ai lati del trono simboleggiano forza e stabilità, mentre la simmetria della composizione richiama l’ordine cosmico e invita a cercare ordine e bellezza anche nelle situazioni più complesse. Il dipinto parla della capacità di discernere il vero dal falso, il bene dal male. La vera madre non è colei che rivendica, ma colei che ama incondizionatamente. Salomone, con il suo gesto sospeso, ricorda che la giustizia non è solo applicazione della legge, ma ascolto del cuore. L’episodio biblico invita ad ascoltare prima di giudicare: come Salomone bisogna prendersi del tempo per osservare e comprendere prima di trarre conclusioni. Grazie per la tua attenzione.