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Francesca Romana Perrotta (da Lecce / Cesena) Finalista della XXVII ed. di Musicultura con il brano "Il grido" Bio Per la terza volta a Musicultura, di cui è stata infatti una tra i vincitori nelle edizioni del 2007 e del 2010, Francesca Romana Perrotta, classe 1983, è nata a Lecce ma vive da sempre in Emilia Romagna. Ed è a Forlì, infatti, che fonda il suo primo gruppo Zeroincondotta, con il quale conquista il premio della critica al concorso "Primavera Heineken Live Festival". Giudicata dal Corriere della Sera tra le artiste emergenti di maggior interesse nazionale, nel 2004 Francesca Romana Perrotta è in semi-finale all’Accademia della Canzone Italiana di Sanremo. Nel 2008 viene presentato in anteprima nazionale da Radio 1 Rai il suo primo lavoro discografico dal nome “Vermiglio”, distribuito da Warner Music. L’anno seguente vince il Premio De Andrè con il brano Storia clandestina. Duetta con Cristiano De Andrè durante il tour “De Andrè canta De Andrè” e con lui scrive Il demone, brano contenuto nel disco “Lo Specchio”, uscito nel 2013. Attualmente Francesca Romana Perrotta sta ultimando la lavorazione al suo terzo album, composto da undici tracce originali, in co-produzione con il Teatro Verdi di Cesena. Testo della canzone IL GRIDO L’antico amore mi ha fermato le parole nella gola e non è colpa mia se adesso è poco il tempo che ti resta se adesso sono stanca di stare immobile a guardare dietro a una finestra Ho conosciuto il buio cupo di una notte universale non confessandoti di me un desiderio esistenziale la voce mi si è rotta e adesso non so più parlar d’amore, ho un grido nella testa Mentre cadevano le ultime favole mentre guardavi il mio nome bruciare tu rigiravi la lama instancabile ed io cercavo di non dimenticare l’odore delle viole... Sai che passando dalla luce all'ombra non si vede niente? Ma dopo pochi istanti l’occhio ci si abitua e poi distingue e scopre finalmente tutte le verità nascoste dietro a spigoli e finestre Mentre svanivano le ultime favole mentre guardavi il mio nome bruciare tu rigiravi la lama instancabile e io ingoiavo il tuo veleno amaro ridotta in cenere Mentre bagnavo i vestiti di lacrime mentre il tuo sguardo invecchiava il mio viso tu riaffondavi la lama implacabile e mi iniettavi il tuo veleno amaro come un aspide E adesso osserva attento quel che hai fatto di me Riempivo di lamenti e pianti tutto il tempo che passava e adesso sei geloso della luce che mi illumina