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#lidiasovrano#edwardhopper#psicologia Capire l’uomo per capire la sua arte: " Le mie opere parlano di me. Tutte le risposte sono sulla tela. L'uomo è l'opera, niente viene fuori dal nulla ". Edward Hopper( 1882 - 1967 ) Realismo Americano. Si dice: " dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna ". Forse sarebbe più giusto dire " accanto " e nel caso di Hopper possiamo legittimamente sostenere che senza Josephine, sua moglie, Edward sarebbe rimasto l'illustratore che era, il mondo non avrebbe conosciuto il geniale pittore della solitudine e dell'attesa perenne. “Edward Hopper. Biografia intima” di Gail Levin, racconta la vita di Hopper attraverso i diari della moglie Josephine Nivison, chiamata Jo. Il ritratto che emerge è quello di un uomo timido, insicuro, irascibile, apatico, estremamente riservato. Un solitario. Josephine Nivison è esattamente l'opposto. Vivace ed estroversa, a New York frequenta il mondo degli artisti, dipinge ed espone i suoi lavori in collettive con colleghi del calibro di Man Ray e Stuart Davis. Ed e Jo si conoscono da tempo, ma incominciano a frequentarsi veramente nel 1923. Edward si mantiene facendo l'illustratore per alcune riviste e vendendo le sue caricature. Non riesce a sfondare come pittore, i suoi quadri non si vendono. Tra i due nasce una collaborazione che li vede lavorare fianco a fianco. Josephine lo spinge ad usare l'acquerello, tecnica nella quale lei eccelle e si adopera affinché anche alcuni quadri di Edward vengano esposti accanto ai suoi alla New Gallery di New York. Hopper ottiene un grande successo. Si sposano il 9 Luglio 1924, entrambi quarantenni. La loro vita insieme è un vero e proprio incubo quotidiano, si maledicono e si combattono a vicenda ma continuano a vivere insieme e lo faranno per più di quarant'anni. Jo sostiene il marito in tutto, trova i titoli più accattivanti per le sue opere, promuove la sua arte, cataloga i suoi lavori, tiene in ordine i conti, lo incoraggia quando ha un blocco creativo. Diventa anche la sua unica musa e modella sottoponendosi a estenuanti sessioni di posa, anche per i dipinti più esplicitamente erotici. Insieme inventano storie che poi Hopper, servendosi nuovamente dei colori ad olio, tramuta in scene inquietanti con un gioco di luci ed ombre che suggeriscono un mal di vivere, una incapacità di comunicazione, l'attesa di qualcosa che non verrà. Atmosfere che ritroviamo nel cinema di Alfred Hitchcock e di altri registi. Jo non smette di dipingere, ma la sua arte non si evolve, completamente surclassata dal marito che fa di tutto per crearle il vuoto intorno cercando di relegarla al semplice ruolo di casalinga. Viene dimenticata e non espone più. E Jo che fa? Affida le sue pene ad un diario e resta accanto al genio. Innamorata di lui o dell'arte che insieme hanno creato? Nei diari, oltre alle lamentele Josephine scrive anche: "Edward è il centro del mio universo, mi sarà permesso di andarmene solo quando lui se ne sarà andato". Edward muore nel maggio del 1967, lei gli sopravvive solo per 10 mesi. Un'amica di famiglia così racconta: "Non sappiamo di cosa sia morta Josephine. Penso che sia morta per l'assenza di Edward come Edward sarebbe morto per l'assenza di lei". Una vera follia il loro stare insieme. Opere di Edward Hopper dal 1923 alla morte. Opere di Josephine Nivison - praticamente disperse. Video non commerciale - tutti i diritti ai legittimi detentori. Questo canale non aderisce alla monetizzazione.