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DE NATURA SONORUM FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA ELETTROACUSTICA Seconda edizione, 25 - 28 novembre | 9 - 10 dicembre 2019 L'iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019 promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE 9 dicembre 2019 I mille volti della musica elettronica Introduzione di Walter Branchi Ascolti da Intero Per ascoltare correttamente dovremmo immergerci rispettosamente nei rumori dell’ambiente, nel pulsare del mondo; farne parte. Dovremmo essere capaci di sentire il respiro dei presenti... Alla fine dell’ascolto si consiglia di non applaudire, ma lasciare che l’ambiente, dolcemente, torni ad ammantarci tutti … “Voltarsi, piano” (durata 4’25”) Il titolo di questa composizione, per coro di voci miste, prende spunto dallo scritto introduttivo di Giulio Donati al libro di poesie di Rainer Maria Rilke “Requiem”. Non è un titolo programmatico, né tantomeno storico, ma semplicemente indica il mio ‘affettuoso’ omaggio e desiderio di perdermi in quello che è apparentemente lontano da me cui, attraverso delicati fili mi sento legato. E lo faccio in modo piano, disadorno, essenziale. Quello di voltarsi, rivoltarsi,’ arrovesciare’, muovere qualcosa in una direzione opposta o diversa rispetto a ciò che dovrebbe essere secondo l’aspettativa dei più, è anche la mia condizione di vita normale. “…E le rose sanno il resto …” (Déploration sur la mort d’un ami) (durata 3’50”) Alla memoria dell’amico compositore Guido Baggiani, grande estimatore della cultura francese cui sono stato legato da profondo affetto e considerazione per oltre cinquant’anni, dedico questo lavoro nato come grande “interrogativo” al quale, forse, soltanto le “rose” sapranno dare risposta. Il titolo del brano è una mia variante di quello di una poesia di Emily Dickinson: “E gli angeli sanno il resto…”: “Mi nascondo nel mio fiore Perché portandolo sul petto - Tu - senza saperlo, porterai anche me - E gli angeli sanno il resto!”. Settembre 2018 Ora, di Terra… (durata 8’12”) È un lavoro di qualche anno fa ed è una delle parti di “Intero” maggiormente eseguita. Si tratta di un contrappunto dove ognuna delle “voci” deriva da una struttura d’intervalli “presa” a diverse altezze di un unico spettro sonoro. Nell’ascolto di questo pezzo sarebbe importante trovare se stessi per poi perdersi nella consistenza pastosa dei suoni e nell’incomprensibile farsi e disfarsi delle loro configurazioni. Concorde (durata 10’57”) Si tratta di un lavoro per soli suoni di sintesi basato sulle trasformazioni di una struttura sonora flessibile che a fasi alterne passa dal “suono” al “rumore” e viceversa, o se si preferisce, da situazioni armonicamente a fuoco ad altre sfocate, o non armoniche. Pur trascendendo qualsiasi concatenamento di tipo tonale, è interessante notare come intervalli “forti”, quali ottave, quinte e anche unisoni, trattati in modo “sospeso” nella tessitura sonora, siano in grado di polarizzare, ovunque si presentino, qualsiasi altro materiale. Walter Branchi Non mi piace l’immagine ritagliata dal continuum della mia vita, come avviene leggendo i curricula nei programmi dei concerti. Non m’interessa essere garantito dal passato, circoscritto da parole che dicono quando sono nato, che ho fatto ieri, da dove vengo. Detesto quelle inutili note: io sono come sono … qui e ora, esattamente come una foglia d’erba o un fiore di rosa che non abbisognano di descrizioni per sussistere, né tanto meno per essere apprezzati. Non ci tengo a essere ricavato dalla congerie degli eventi: voglio rimanere come sono … non-definito. La stessa cosa vale per la musica che compongo. Essa chiede soltanto di essere ascoltata e perciò non vuole attributi: stili, epoche, periodi, generi, scuole. Allora che si può dire? Come si può facilitare una persona non avvezza all’ascolto di questo tipo di musica? … Nulla … Nulla si può dire dall’esterno, con concetti e parole che ci isolano dall’inscindibile Intero cui apparteniamo. Ascoltare attentamente è l’unica cosa, senza essere confusi da descrizioni e belle frasi che distraggono dall’ascoltare l’ascolto. Il voler essere non-definito potrebbe apparire come un modo per essere definito, ma non è così perché il mio desiderio è, semplicemente, non essere separato, ma rimanere imbrigliato nelle cose del mondo e della Terra.