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Ritorno. Si!, ritorno a Castelluccio, dopo il terremoto. Poca gente purtroppo. Hanno bisogno di noi. Noi tutti! Presenti solo gli innamorati di Castelluccio, la gran parte volatori. Una bellezza infinita oramai relegata solo ad attrarre amanti del volo, della natura e della buona cucina. Per le attrattive culturali bisognerà attendere chissà quanto tempo. I centri dei paesi, le pievi e le costruzioni storiche di una vasta area nei dintorni, quella del "cratere", sono tutte crollate... Crollato non è lo spirito, l'intraprendenza delle popolazioni, ancor meno quella dei Castellucciani che sopperisce all'abbandono delle istituzioni pronte solo a farsi scudo con pastoie burocratiche ai numerosi richiami all'azione. Nel breve soggiorno abbiamo ritrovato amici, incrociato sguardi la cui dignità appartiene alla gente onesta, tenace che non è abituata a chiedere neanche nell'estrema difficoltà e non si aspetta null'altro che poter ripartire nel ricostruirsi la vita operosa, quel tessuto sociale che fa di quei luoghi la piacevolezza nell'essere accolti, ospitati. Proprio la mancanza di strutture atte ad ospitare i visitatori per la notte è il limite maggiore per una ripresa economica celere, efficace e duratura per Castelluccio, relegato lassù, isolato. Ma ciò vale anche per gli altri paesi del cratere a vocazione turistica. Vorrei su questo punto fare una riflessione. Un punto di vista personale sia in riguardo all'attrattiva naturalistica di quei luoghi, sia per aver udito alcune ragioni sui ritardi e le difficoltà nel riavviare l'attività turistica di quei luoghi. Il Parco dei Monti Sibillini di cui Catelluccio ne è il cuore, qualcuno lo vorrebbe incontaminato, disabitato. Ma come qualsiasi parte del territorio di questo Mondo, la natura presuppone il promuovere la vita di chiunque e accogliere l'evoluzione della stessa. Quel territorio ci è giunto così come ci è stato consegnato dai nostri predecessori, ricco anche delle attività umane che nei secoli sono state intraprese ed evolute fino ai giorni nostri. Errore sarebbe non tenerne conto, voler limitarne l'evoluzione o al contrario non amministrarne gli usi e ancor meno evitarne gli abusi. La Natura del nostro Mondo è in eterna evoluzione come il vivere sociale dell'umanità. Vietare ogni attività per evitare gli effetti negativi di questa evoluzione è una soluzione che porta solo all'impoverimento naturalistico e sociale. Alla morte dei luoghi. Già in altri Parchi Naturalistici in passato si è commesso questo errore. Lo storico Parco del Ticino dove vivo, ad esempio, primo Parco Regionale italiano, è stato istituito in attuazione della Legge Regionale 9/1/1974, n. 2, che sanciva la nascita del primo Parco Regionale italiano. Ha vietato fin dall'origine ogni attività lavorativa e ludica che fino a quel momento caratterizzava il suo aspetto, la sua storia evolutiva, la sua fruibilità. Ora, col passare degli anni, dissipato ogni attività lavorativa, limitata la frequenza ludica, si è avvistata anche la presenza del lupo, ma le sue condizioni non gli attribuiscono più l'appellativo di Fiume Azzurro che aveva in passato fino al momento dell'istituzione del Parco. La mancata frequentazione della popolazione sulle sue rive ha tolto la vigilanza, la cura delle sue acque, permettendo ogni scempio al suo utilizzo. Rive e boschetti allo sbando, mal tenute e mal frequentate fanno da corollario ai dissapori delle popolazioni interessate dal Parco. Alla luce della personale esperienza vissuta e qui sommariamente descritta, spero vivamente che nel caso del Parco dei Monti Sibillini non ci si accinga nel ripetere gli stessi errori. Sarebbe un imperdonabile peccato per ciò che consegneremo alle future generazioni. Con tanta speranza, arrivederci presto Castelluccio! Maurizio