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Nelle lunghe ore di testimonianza in Corte d’assise a Ravenna ha ammesso di avere considerato, inizialmente, la possibilità che il figlio Matteo potesse aver ucciso la moglie Giulia Ballestri. Tra i tanti interrogativi a cui si è cercato di dare una risposta nel corso della dodicesima udienza nel processo a Matteo Cagnoni, venerdì è stato ascoltato in aula il padre del dermatologo, anch’egli medico e professore universitario, Mario Cagnoni che ha risposto alle domande in merito alla spoliazione dei beni, la fuga del figlio dalla finestra e i cuscini sporchi di sangue portati a Firenze dalla villa ravennate. E non sempre le risposte del suocero della vittima, spesso alternate a dei “non ricordo”, hanno convinto la Corte. Era attesa anche la testimonianza della madre di Matteo, Vanna Costa, che però non si è presentata in aula a causa di un’influenza e nella documentazione medica presentata in tribunale, sono emersi anche accertamenti geriatrici della signora che evidenzierebbero un decadimento cognitivo legato all’Alzheimer, malattia degenerativa di cui la donna soffrirebbe da oltre un anno. Potrebbe quindi assumere un diverso valore la frase della donna che ai poliziotti arrivati nella villa di Firenze per cercare Matteo Cagnoni, avrebbe riferito della morte della nuora per mano di un ladro albanese, quando ancora la notizia dell’uccisione di Giulia non era ancora stata divulgata. Altro colpo di scena nella lunga giornata in aula è stata la testimonianza resa dalla custode della villa ravennate e per lungo tempo domestica dei Cagnoni, che avrebbe riferito di non riconoscere la propria voce in una telefonata, ascoltata in un’intercettazione telefonica presentata tra gli elementi di accusa in aula. Si trattava però di una telefonata fatta dall’utenza fissa della signora e il pm ne ha chiesto la trasmissione agli atti per falsa testimonianza.