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interpreti: nicola bortolotti | emiliano brioschi | ilaria falini | giuseppe papa | cinzia spanò | emilio vacca luci e fonica: giuliano almerighi produzione: teatro stabile dell’umbria Recensione Fisici TGR Dopo il successo de IL VICARIO di Rolf Hochhuth nel 2007, Rosario Tedesco torna a percorrere “il sentiero di un teatro della responsabilità” portando in scena, in una commedia dai toni grotteschi e tragici, la storia di tre fisici che si fingono pazzi per diverse ed interessanti motivazioni. • Un percorso attraverso la responsabilità Con I fisici continua il percorso iniziato nel 2007 con Il vicario di Rolf Hochhuth, un percorso lungo il sentiero della responsabilità. Con Il vicario il compito di sondare i confini dell'umanità di fronte alla Storia e ai suoi errori/orrori era affidato a un soldato e a un prete (due divise da cui spogliarsi per tornare uomini). Con I fisici di Dürrenmatt cambia lo scenario e i personaggi, che ancora una volta sono imprigionati dentro delle maschere (la follia, l'ambizione, la colpa e il tradimento). La responsabilità questa volta è quella dello scienziato che non può vedere realizzato il suo desiderio di conoscenza attraverso il proprio ruolo attivo nella storia della civiltà, che immediatamente - e irrimediabilmente - si dimostra cinica e spietata. Unica fuga è la follia - composto mercuriale di finzione e realtà -, che porta al silenzio, un silenzio carico di responsabilità che sembra non fornire giustificazioni, né scuse né assoluzioni. In questa lucida conferma dell'insondabilità della verità, Dürrenmatt concentra tutta la sua pungente visione del mondo, della relazione tra uomo e destino. Le conseguenze di questo silenzio sono il monito per il nostro presente, il limite che non va varcato e che verrà oltrepassato, dal momento che attiene alla natura umana continuare a dibattersi in questa contraddizione. Tra parodia, giallo e tragedia, il testo usa la leggerezza e l'ironia per far risaltare il contrasto con le inquietudini crescenti di un'era in cui scienza e politica sfuggono al controllo della ragione colorandosi delle tinte dell'ipocrisia, della paura e del sospetto. Un mondo in cui persino gli ordigni più micidiali possono essere esaltati come portatori di pace.