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Tradizione e storia della musica popolare Italiana Canti Anarchici - Il Galeone Parole di Belgrado Pedrini - Musica di Paola Nicolazzi Siamo la ciurma anemica d'una galera infame su cui ratta la morte miete per lenta fame. Mai orizzonti limpidi schiude la nostra aurora e sulla tolda squallida urla la scolta ognora. I nostri dì si involano fra fetide carene siam magri smunti schiavi stretti in ferro catene. Nessun nocchiero ardito, sfida dei venti l'ira? Pur sulla nave muda, l'etere ognun sospira! * Sorge sul mar la luna ruotan le stelle in cielo ma sulle nostre luci steso è un funereo velo. Torme di schiavi adusti chini a gemer sul remo spezziam queste carene o chini a remar morremo! Cos'è gementi schiavi questo remar remare? Meglio morir tra' i flutti sul biancheggiar del mare. Remiam finché la nave si schianti sui frangenti alte bandier rossonere fra il sibilar dei venti! E sia pietosa coltrice l'onda spumosa e ria ma sorga un dì sui martiri il sol dell'anarchia. Su schiavi allarmi allarmi! L'onda gorgoglia e sale tuoni baleni e fulmini sul galeon fatale. Su schiavi allarmi allarmi! Pugnam col braccio forte! Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte! Falci del messidoro, spighe ondeggianti al vento! Voi siate i nostri labari, nell'epico cimento! * Giuriam giuriam giustizia! O libertà o morte! Nota: Rispetto al testo originale della poesia di Belgrado Pedrini nella stesura del canto verranno omesse la quarta e l'ultima strofa.