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A Bordonaro, popoloso rione della città di Messina, ogni anno il sei di gennaio si svolge una singolare manifestazione denominata U Pagghiaru. Si racconta che l'origine del Pagghiaru risale all'XI secolo ed è stato introdotto dai monaci Basiliani che portarono, dalla lontana Armenia, l'uso di festeggiare l'Epifania del Signore con riti solenni celebrati sotto un albero a forma di capanna. La realizzazione di questa macchina festiva, unica nel suo genere in Italia, dura parecchi giorni ed impegna, per le sue particolarità costruttive, di montaggio ed estetiche, numerosi abitanti del rione. La tecnica costruttiva dell'intelaiatura lignea del Pagghiaru, tramandata da generazioni in generazioni, ricalca quella del rifugio agro-pastorale , molto diffuso, fino a qualche tempo fa, in alcune zone della Sicilia. All'imbrunire, dopo la benedizione del parroco, i concorrenti danno l'assalto al Pagghiaru. A vincere sarà il più veloce che riuscirà ad impossessarsi della croce collocata alla sommità del Pagghiaru. I frutti, che coprono il Pagghiaro, caricati di nuovi valori dal rito, vengono lanciati alla comunità, in una sorta di ridistribuzione dei beni. Questi gesti, dal chiaro valore augurale propiziatorio, sono frammenti sopravvissuti alla cristianizzazione del rito, di antiche feste pagane che avevano la funzione di propiziare, all'inizio dell'anno, la fecondità della terra. La festa si conclude con l'antichissima pantomima del Cavalluccio e l'uomo selvaggio. Anche questo rito, apparentemente diverso dal Pagghiaru, simboleggia la battaglia tra luomo e le sue paure più remote, tra luomo e la natura ostile.