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Supporta il canale: / patrickcherif Commento #TraLeRime “Acqua (malpensandoti)” di Tedua. Il componimento è molto complesso, sia per tecniche narrative che per soluzioni metrico-stilistiche, e racchiude al suo interno una dichiarazione di poetica. Tedua riesce, fin dai primi versi, a narrare l’inizio di una storia, aprire uno squarcio sulla psicologia dell’io narrante e ad avviare un confronto dialogico con il “tu” a cui si rivolge. Narrando l'episodio accadutogli Tedua realizza anche una dichiarazione di poetica: il poeta ripudia il gansta-rap. Tedua parla così sia della sua esperienza di ragazzo di provincia, che litigava sempre ed era sempre vestito male, sia della sua volontà di fare un tipo di rap diverso da quello che va di moda. Si apre a questo punto uno squarcio interiore sui sentimenti e i pensieri del soggetto lirico, di cui in seguito è riportato il vero e proprio flusso di coscienza da cui emergono i ricordi più dolorosi del poeta. Il flusso di coscienza della prima strofa si chiude con un monologo interiore in cui Tedua si rivolge con forza a se stesso invitandosi a resistere e a non fare errori. Tale monologo interiore, con tale forza e incisività, suggerisce l’immagine di un soggetto lirico che, appena riemerso dalla sua onda di pensieri, riprende coscienza della sua condizione e tenta di farsi coraggio per affrontare al meglio la situazione. Ma tutti questi buoni propositi sono inutili e svaniscono alla vista della ragazza: Ma poi quando la vedo non penso più Non so se è lontana o vicina Come i bimbi la TV, yeah E Il male che ho dentro non sento più E non so se è lontano o vicino Come i bimbi la TV (Non lo so, non lo so, non lo so) Questi versi sono una citazione a Malpensandoti di Dargen D’amico, con il cui componimento si pongono in un rapporto intertestuale che permette di rappresentare più profondamente lo stato psicologico del soggetto lirico. In Dargen D'Amico, infatti, questi versi raccontano lo stato di gioiosa sorpresa che il protagonista prova quando, dopo una lunga attesa in aeroporto, incontra la sua ragazza che non vede da mesi. In Tedua questa dimensione interiore viene conservata, ma si connota negativamente e il poeta attribuisce a tali versi il compito di rappresentare lo smarrimento che prova di fronte alla ragazza; smarrimento che non riesce a vincere nonostante tutti i buoni propositi iniziali. Se in Dargen vi è la meravigliosa incredulità di fronte alla donna amata, in Tedua vi è la rabbiosa impotenza per l'incapacità di allontanare definitivamente la persona che gli provoca sofferenza. In Tedua il soggetto lirico scava nel suo mondo interiore per superarne l'incomprensibilità e trovare un compromesso col mondo che lo circonda. Anche nella seconda strofa ritroviamo la dimensione narrativa e quella psicologica strettamente intrecciate. Il monologo interiore, però, lascia spazio al flusso di coscienza, che questa volta si collega direttamente alla linea narrativa dei versi che lo precedono. Magistrale l’uso, nel flusso di coscienza, di immagini e metafore appartenenti al mondo della giungla, attraverso le quali Tedua non solo si richiama al titolo del suo album, ma si riallaccia anche alla prima strofa, ribadendo la precedente dichiarazione di poetica, ovvero quella di voler “fare Tedua” e di non atteggiarsi a “gangsta-rapper”. Un fra' va in crisi d'astinenza Rubava perché ha provato scimmia Tutta la city è una giungla Se c'è Shere Khan Mowgli va in fuga La giungla è una metafora usata e abusata nel mondo del rap per indicare la città, dove appunto vige la legge della giungla, una legge che, guarda caso, nelle varie canzoni è dettata dal rapper di turno. Tedua, invece, brillantemente e con estrema originalità, attribuisce nuova dignità lirica al topos della città-giungla. Anche nella città di Tedua vige la legge della giungla, ovvero la legge del più forte, ma Tedua, al contrario di tutti gli altri rapper, non gioca a fare il gangster, ma fa Tedua. E così, quando arriva il più forte e prepotente, ossia Shere Khan, Mowgli, Tedua, fugge via. Si tratta di una fuga dettata dalla voglia e dal bisogno di guardarsi dentro, di dar voce non più alla giungla urbana, ma a quella interiore, a quella parte più autentica e istintiva di se stesso, di cui Mowgli è rappresentazione. (Letteratura Italiana - Patrick Cherif ©) I MIEI CONTATTI Patreon: / patrickcherif Studia con me: https://www.docety.com/coachs/20985/d... GRUPPO FACEBOOK: https://bit.ly/2P3bilq CHI SONO: http://tiny.cc/wvjqvy ISCRIVITI AL CANALE: https://bit.ly/2vqrm8T SEGUIMI SU: Instagram: https://www.instagram.com/letteratura... Facebook: http://tiny.cc/dsjqvy Twitter: @PPatrickCherif Telegram: https://t.me/patrickcherif Academia.edu: http://tiny.cc/wvjqvy SCRIVIMI: prof.patrickcherif@gmail.com