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A grandissima richiesta, pubblichiamo – finalmente – un altro brano firmato dall'iconica artista e regina dell'underground italiano Vera Luna. Si tratta del suo debutto all’interno dell’etichetta Cantoscena, nonché della prima canzone la quale, insieme ad “Aprimi il cu*o”, compone quella che è ormai passata alla storia come “La Trilogia del Retto”. Fu infatti proprio “Sver*ina il mio a*o” a gettare le basi artistiche e tematiche per quello che sarebbe diventato, l’anno successivo, il brano più iconico della sua carriera. Con questa canzone, Vera Luna si attirò immediatamente molte antipatie all’interno del movimento, soprattutto da parte di alcune cantanti interne alla corrente – invidiose del suo talento, del fascino prorompente e dei suoi modi disinibiti – le quali faticavano ad accettare la grande e improvvisa attenzione a lei riservata a partire dall’uscita di questo singolo, che – a dirla tutta (e senza sorpresa) – non riuscì mai a raggiungere gli scaffali di alcun negozio di dischi in Italia. Registrata nei primi mesi del 1966, “Sve**ina il mio a*o” presenta un sound molto simile ad “Aprimi il cu*o”: stesso compositore, stessa squadra di musicisti, stesso arrangiatore. Vera Luna scriveva sempre i propri testi, e questo – a suo dire – era uno tra i suoi preferiti. Più volte dichiarò di apprezzarne la dinamica giocosa, tra allusioni velate e improvvise boutade liriche che spiazzavano l’ascoltatore senza mai cadere nella volgarità gratuita – bensì funzionale – capaci di mescolare desiderio e sfida con un linguaggio tanto crudo quanto teatrale, tanto ardito quanto sentimentale. Riguardo questo brano, durante una delle rare interviste della sua carriera, rivelò candidamente – a un giornalista visibilmente imbarazzato – che il tema della sodomia era affrontato con naturalezza dai giovani, molto più spesso di quanto si potesse immaginare. ***** ❤️ SOSTIENICI ❤️ 👉 https://tiptopjar.com/cantoscena 🎧 SPOTIFY 🎧 👉 http://bit.ly/3TwA8Ny 💿 BANDCAMP 💿 👉 https://cantoscena.bandcamp.com/ / cantoscena / cantoscena77 ***** In Italia, nel mezzo secolo compreso tra la fine degli anni '30 e la fine degli anni '80, si sviluppò una scena musicale d'avanguardia di cui oggi quasi nessuno sospetta o ne ricorda l'esistenza. Questo movimento artistico, costretto sin dagli inizi a muoversi al di fuori dei circuiti riconosciuti, non si dotò mai di un nome ufficiale, ma all'interno della sua ristretta cerchia era conosciuto semplicemente come Cantoscena. Vi presero parte menti visionarie, musicisti audaci, e soprattutto performer dal grande coraggio – perlopiù donne – che seppero trasformare il proprio talento artistico in voce libera, capace di cantare e raccontare l’amore come mai si era osato fare prima di allora, sfidando apertamente sia il sistema che il comune senso del pudore dell'epoca. Nel corso degli anni, infatti, il potere – allarmato dalla carica eversiva che l'erotismo esplicito di questi brani portava con sé – fece di tutto per ostacolare gli artisti coinvolti, per sopprimere la diffusione dei loro testi e impedire che quelle canzoni raggiungessero il grande pubblico. Così, l’intero repertorio rimase sepolto nell’oblio (con tanto di ‘damnatio memoriae’) anche nei decenni successivi allo scioglimento definitivo del collettivo. Neppure l'avvento di Internet riuscì a far riemergere le rarissime copie circolanti, acquistate una ad una e subito destinate al macero. Di "Cantoscena" restava solo qualche vaga menzione negli angoli più remoti del web, trattata come un frammento di leggenda della musica italiana. Tuttavia, una scoperta insperata cambiò tutto... A Marzo del 2025, nelle soffitte di una villa sui colli senesi – a seguito dell'improvvisa morte del suo eminente e miisterioso proprietario – sono stati ritrovati alcuni bauli contenenti la discografia completa e le carte segrete di Cantoscena: vinili, nastri, video e foto d'epoca, diari personali, documenti ufficiali e appunti rimasti nascosti per decenni, al riparo da occhi e orecchie indiscrete. L'eccezionalita del rinvenimento, il mutato contesto storico e culturale del paese, la rinnovata attenzione verso le figure femminili nell'arte, la crescente curiosità verso le zone d'ombra della storia, e — non da ultimo — la caratura artistica delle opere in questione, hanno fatto in modo che ci si attivasse a vari livelli per restituire alla collettività un tesoro culturale che, per troppo tempo, le era stato negato. Ora, dopo un lungo e delicato lavoro di restauro sonoro – reso necessario dal degrado dei supporti provocato, negli anni, dalla muffa e dall’umidità – queste gemme musicali stanno finalmente tornando alla luce, una dopo l’altra. #Cantoscena #VeraLuna Disclaimer: Tutti i personaggi, nomi, biografie e immagini presentati in questo progetto sono frutto di finzione narrativa e creatività artistica. Ogni somiglianza con persone esistenti o esistite è puramente casuale.