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Il mercato settimanale del giovedì rappresenta da sempre un elemento centrale per la città di Chioggia. Non solo per il suo valore economico, che contribuisce in modo significativo a tenere vivo il centro storico, ma anche per la sua funzione sociale. Il mercato è un luogo di incontro, di relazioni, di scambi umani: salutarsi, rivedere amici e conoscenti, fermarsi anche solo per un breve scambio di parole è parte integrante del benessere collettivo. La socialità non è un dettaglio, ma una necessità riconosciuta anche da numerosi studi sul vivere bene nelle comunità. Proprio in questo contesto di confronto e dialogo è emerso un tema che ha acceso il dibattito: le recenti frane in Sicilia, in particolare il caso di Niscemi, dove un intero paese sta letteralmente scivolando a valle. Come ricordato anche dal Corriere della Sera, si tratta di un rischio noto da oltre due secoli, l’ennesima dimostrazione di come in Italia molte lezioni legate al dissesto idrogeologico restino inascoltate. Un tema che, va detto, non riguarda solo la Sicilia, ma vaste aree del Paese. In questi giorni alcuni esponenti politici e istituzionali siciliani hanno rilanciato la proposta di abbandonare il progetto del ponte sullo Stretto di Messina per destinare quelle risorse alla messa in sicurezza del territorio. Una posizione legittima, ma che apre una riflessione più ampia. Sul Gazzettino di oggi, infatti, viene riportata un’analisi di Standard & Poor’s – quindi di una società terza, indipendente da governi e partiti – che evidenzia come gli investimenti per i Giochi Olimpici di Milano-Cortina non solo non peseranno sul bilancio nazionale, ma contribuiranno alla crescita del PIL. Un dato che smentisce molte narrazioni allarmistiche e che richiama alla memoria altre grandi opere inizialmente contestate, come il Mose, che a Chioggia e a Venezia veniva deriso da alcuni come inutile, salvo poi dimostrarsi decisivo. L’Italia ha una lunga tradizione di grandi infrastrutture: ponti, gallerie, opere complesse realizzate in condizioni difficili. Rinunciare a priori a un progetto strategico come il ponte sullo Stretto significa rinunciare a una visione nazionale dello sviluppo. Il tema non è “fare o non fare” le opere, ma farle bene e insieme intervenire con decisione sulla sicurezza del territorio. Pensare che le due cose siano alternative è un errore. Il ponte sullo Stretto non è solo una questione siciliana, ma un’infrastruttura che riguarda l’intero Paese e la sua capacità di guardare al futuro senza paura.