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Base U.S.A la Maddalena La base–appoggio nasce l'11 agosto 1972 a seguito di un accordo segreto tra il governo italiano e quello Statunitense. L'isola era però già impegnata da tre servitù, imposte il 23 dicembre 1969 con i decreti ministeriali n. 1585, 1586 e 1587. I decreti si riferivano al parco torpedini di Punta S. Stefano, al deposito carburanti di Punta Sassu e alla batteria di Punta dello Zucchero. Le servitù furono prorogate con decreti ministeriali ai quali la Regione Sarda si oppose, per problemi di sicurezza. Il Co.Mi.Pa chiese infatti il documento di compatibilità per i due impianti adiacenti, senza ottenerlo. I ricorsi presentati dai vari Presidenti della Regione non sono mai stati accolti a livello di Consiglio dei Ministri. Il presidente della Giunta Mario Melis ricorse al TAR nel gennaio 1986, per l'annullamento del decreto del 15 ottobre 1985, che prorogava la servitù su "Punta dello Zucchero". Il ricorso non fu accolto, ma portò in Sardegna il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini il 22 marzo 1986, che si impegnò formalmente per costituire entro 15 giorni una Commissione composta di rappresentanti del Ministero della Difesa e della Regione con poteri istruttori e di proposta. La Commissione svolse i suoi lavori e curò anche la ricognizione esatta dei beni demaniali non più in uso alle Forze Armate, in conformità all'art.14 dello Statuto della Regione Sarda, per ottenere una migliore razionalizzazione dell'uso complessivo dei beni demaniali. Il Deposito di Guardia del Moro ospita, in una delle sue banchine di servizio (quellapiù a nord), il “Punto di approdo per una Nave appoggio della U.S. Navy per sommergibili di attacco (nessuno basato a terra). Equipaggio della nave 922”. Detto Punto d’approdo è il risultato di una modifica apportata l’11 agosto 1972, con Accordo segreto alla lista delle Infrastrutture Bilaterali di cui allo “Accordo fra la Repubblica Italiana e gli Stati Uniti d’America, relativo ad infrastrutture bilaterali”, stipulato in data 20 ottobre 1954. Quest’ultimo Accordo anch’esso segreto, altrimenti chiamato “Bilateral Infrastructure Agreement” (B.I.A.), discende a sua volta da un sistema, a scatole cinesi, di Accordi militari ancora non del tutto conosciuti, di cui si ha notizia indiretta dalla pubblicità che a livello di notizia e di soli titoli hanno avuto negli USA, e che impegnano l’Italia sia multilateralmente che bilateralmente con l’alleato d’oltreoceano. Si tratterebbe, in particolare, del “Mutual Security Act” del 1951, da cui sarebbe disceso l’Accordo bilaterale di “Mutua Sicurezza” tra Italia ed USA del 7 gennaio 1952, di cui quello del 1954 sopra citato sarebbe un Accordo d’esecuzione, ulteriormente specificato con modifiche dall’Accordo del 1972 sul punto d’approdo di S. Stefano. Una Memoria intitolata “La presenza USA nell’isola di S. Stefano”, redatta dall’Ufficio Stampa dell’Ambasciata statunitense in Italia e distribuita nel 1990, afferma che proprio con l’Accordo del 1954 “il Governo italiano ha autorizzato il Governo degli Stati Uniti d’America ad usare e/o a far funzionare un certo numero di installazioni concordate unitamente in accordi supplementari”. La stessa Memoria informa che in esecuzione dell’Accordo sono stati firmati 6 “Promemoria di intesa”, il quinto dei quali, relativo allo “Elenco delle installazioni concordate in linea di massima”, prevedeva per La Maddalena: “Deposito carburanti e facilitazioni portuali”. L’11 agosto 1972, con la modifica della tipologia dell’installazione prevista di massima, segna l’avvio della presenza statunitense con la dislocazione della prima nave appoggio presso il Molo NATO di S. Stefano, così chiamato in riferimento al fatto che l’operazione di infrastrutturazione del sistema di Deposito Munizioni era stata finanziata con i Fondi Comuni della NATO. Il punto d’approdo nasce a supporto del Gruppo Sommergibili della VI Flotta statunitense nel Mediterraneo, formato da sommergibili d’attacco della classe Los Angeles (ed inizialmente anche qualcuno della classe Sturgeon) a propulsione nucleare e ad armamento in parte anche atomico. La mission originaria del Group consiste in operazioni di contrasto dei sommergibili sovietici presenti nel Mediterraneo, e quindi svolge il compito comunemente detto di hunter killer. Si tratta di un’incessante pattugliamento sottomarino e di logoranti operazioni di agguato e di scoperta dei sommergibili avversari. A bordo della Nave-Appoggio, contemporaneamente, si stabilisce il Comando del Submarine Refit and Training Group (Gruppo di raddobbo e di addestramento per sommergibili) con sigla COMSUBREFITRAGRU, quale agente esecutivo del Comando dell’Ottavo Gruppo Sommergibili della 69° task force della VI Flotta, e come tale: “provvede alle operazioni di assistenza alle navi sotto il suo controllo operativo, verificando la capacità operativa e l’efficienza dei mezzi stessi, prendendo provvedimenti atti a correggere le deficienze”.