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Il ragazzo di Catania che s’innamorò di Reggio: la favola del numero 13, tra sogni da Eurolega e umiltà. Buon compleanno Mario Porto REGGIO CALABRIA – C'è un numero, il 13, che in città non evoca fortuna o sfortuna, ma eleganza. C'è una storia che parte da Catania,giocando prima a Rugby e poi a pallavolo e poi fa tappa nelle notti magiche della Coppa dei Campioni con la Virtus Bologna e si ferma, definitivamente, sotto lo Stretto. Non fu un immediato innamoramento: il Giudice Viola non lo scelse dopo un test allo Scatolone a cospetto di un cruento giocatore che successivamente spopolò in Nba. L’anno dopo, con la complicità dell’amico Porelli, si scrisse un’altra storia. È la storia di un uomo che ha fatto della pallacanestro un'arte e della vita una lezione di stile. Nato a Catania nel 1959, il basket lo scopre quasi per gioco, ma lo trasforma in destino. Il salto di qualità arriva con la chiamata della Virtus Bologna: lì, tra le stelle del basket italiano, assapora l'Europa che conta, la Coppa dei Campioni, i parquet illuminati e i duelli con avversari che diventeranno leggende. Nel 1981 arriva la svolta: la chiamata della Viola Reggio Calabria. Una città appassionata, pulsante, che vive di basket come di pane. Lui arriva e non se ne andrà più. Dal 1981 al 1986, con la canotta numero 13 cucita sulla pelle, diventa molto più di un giocatore: diventa un'icona. Chi lo ha visto giocare lo descrive come un "simbolo di eleganza". Non solo fisico, non solo atletismo: era la testa, era la visione di gioco, era quel modo di muoversi sul parquet come se stesse disegnando un'opera d'arte. Il momento più alto? Probabilmente la storica stagione del 1983, quando alla corte di Gianfranco Benvenuti conquista una promozione in Serie A che rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi viola. Ma la sua carriera è un mappa infinita: Imola, Montebelluna, Sassari, Petrarca Padova, Barcellona, Perugia, Cus Catania, Pozzuoli. Ogni tappa un gradino, ogni canestro una storia. E poi gli incroci con i giganti: giocatori che hanno fatto la storia dell'NBA, che lui ha affrontato a viso aperto, provando ad arginare fenomeni venuti da un altro pianeta. Di quegli incontri conserva ricordi "pazzeschi", aneddoti che oggi, con la saggezza degli anni, racconta con un sorriso pacato, senza mai un briciolo di supponenza.Insomma, è stato il Team Manager di Manu Ginobili prima di esserlo di Jon Mcalone..per capirci! Oggi, quel ragazzo catanese è un nonno straordinario che vive a Reggio Calabria, città che lo ha adottato e che lui ha ripagato con una vita di onestà e passione.