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Un talento naturale nel riconoscere e valorizzare il vino, non un enologo di formazione, ma d’anima. Una figura di riferimento per intere generazioni di produttori grazie al suo palato ed al suo naso che gli permettevano di conoscere, riconoscere e analizzare i vini meglio di un laboratorio: Giulio Gambelli, scomparso nel 2012, è stato il “maestro del Sangiovese” toscano e “Wine & Siena” 2026 ha deciso di omaggiarlo con la mostra “Bottiglie d’autore”, presentate al pubblico come opere d’arte concettuale all’interno di una personale dedica a un artista. “Bicchierino”, questo il soprannome di Giulio Gambelli visto l’innato talento e la particolarissima sensibilità nell’assaggio, è stato il padre di molti dei vini mito che resteranno per sempre nella storia enoica della Toscana. Definito “il maestro degli assaggiatori” da Luigi Veronelli, la sua carriera si è snodata praticamente in tutte le cantine più importanti, contribuendo a rendere grandi Chianti Classico e Brunello. A Montalcino è stato assaggiatore per Biondi Santi e per Case Basse di Soldera e consulente nella Commissione d’Assaggio del Consorzio del Brunello. Ma che cosa è stata la “rivoluzione gambelliana”? Quanto incide ancora oggi? A Montalcinonews.com lo hanno raccontato, dalla fiera, David Taddei, curatore della mostra, Andrea Mazzoni, enologo, e Franco Gambelli, figlio di Giulio.