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Chiunque avesse letto il documento sul National Security Strategy (novembre 2025) sapeva benissimo che la vecchia "dottrina Monroe" non sarebbe mai stata messa in soffitta. Ergo: il continente americano resta il giardino di casa dello zio Sam. Lo hanno scritto nero su bianco. Maduro aveva i giorni contati e lui stesso lo sapeva. Come lo sapevano i suoi collaboratori e i membri del suo governo. Washington si sta disimpegnando dall'Ucraina, sta puntando a "normalizzare" il Medio Oriente rilanciando gli accordi di Abramo e sta operando un arrocco temporaneo sul proprio continente, tenendo distanti le ingerenze esterne, Cina in primis. Perché è proprio con Pechino che si giocherà la partita finale. Penso che questo atto di forza dovrebbe far cadere dal letto, finalmente, un sacco di persone. Signori, non esiste nessun diritto internazionale. Basta frignare e appellarsi a pezzi di carta. Così come non esiste nessun salvatore del mondo (Trump, Putin, Xi Jinping...) e nessuna santa alleanza alternativa (BRICS). Esistono opportunità che si aprono e si chiudono, ma sta a noi coglierle: nessuno lo farà al posto nostro. La domanda che dovremmo tutti farci di fronte a questi accadimenti è sempre la stessa: noi come siamo messi? Che tipo di forza abbiamo noi, oggi? Quali sono le ingerenze esterne? Quanto siamo succubi, politicamente e culturalmente, degli interessi e delle visioni altrui? Ricominciare a ragionare nell'ottica degli interessi nazionali (come peraltro fanno nel resto del mondo, fuori dalla petalosa UE) permette di leggere gli eventi sotto una lente meno ipocrita e più pragmatica. Vi suona cinico? Amen. La legge del più forte non è tornata: non se n'è mai andata. Non è una questione di giusto o sbagliato, di accettazione o negazione. Così è. Abbiamo perso troppo tempo ad indignarci, a battere i piedi, a storcere il naso per cose che accadevano a migliaia di chilometri di distanza. Esercizi di retorica che non hanno mai cambiato di una virgola gli equilibri mondiali. Torniamo a concentrarci su di noi, sull'Italia. Non per fregarcene del resto del globo, ma per prepararci alle turbolenze in arrivo. Per responsabilizzarci e darci una svegliata. Tuona in lontananza. E noi siamo in una gabbia senza tetto.