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Mentre l’attenzione dei media è per lo più concentrata sugli eventi scatenati in Medioriente – definendo quelli un’escalation – sulle città dell’Ucraina più vicine al fronte – che vivono la guerra da 12 anni – piove fosforo bianco. In un articolo pubblicato lo scorso 17 gennaio avevamo denunciato come la Federazione Russa stesse intensificando il lancio di quel tipo di munizioni e di quelle termobariche su ampi tratti del fronte, con particolare intensità contro Huliajpole. Spiegando che le unità unmanned russe operanti in quella direzione avevano ricevuto circa 1.500 munizioni termobariche destinate ai droni, indicavamo proprio nell’uso di quei vettori l’innalzamento del livello di terrore a una nuova soglia rispetto al passato. Potendo rilasciare tali cariche con precisione selettiva, i droni russi stanno infatti colpendo punti critici per generare panico e rendere inermi anche le unità ucraine più disciplinate e addestrate. Dopo aver preso il controllo delle rovine di Katerynivka, nel Donetsk gli occupanti stanno sostanzialmente mettendo in pratica con strumenti più precisi la stessa dottrina della terra bruciata già osservata a Mariupol’, Bakhmut e Avdiivka allo scopo di rendere Kostiantynivka una kill zone impraticabile. Ciò avviene anche lungo tutto il versante Sud di Zaporizhzhia e su quello a Nord dell’oblast’ di Kharkiv. I difensori ucraini di stanza a Huliajpole e Vovchansk si trovano così a vivere esperienze terrificanti come quelle che abbiamo già riportato in presa diretta nelle nostre quotidiane cronache dal campo. Ciò deriva dal senso d’impunita con cui il regime russo continua a sferrare attacchi così brutali contro città e persone costrette a vivere una guerra che non hanno mai voluto. Oltre a sfinire ruderi già crivellati dall’artiglieria, il fosforo bianco scioglie le reti anti-drone esponendo i veicoli al tiro diretto dei dronisti russi, tanto da compromettere la logistica ucraina. Divora la vegetazione, incendia rifugi e camouflage, lascia crateri sulle strade. Coerentemente con quanto abbiamo registrato in altri contesti, questa trasformazione dello spazio di battaglia conferma che la guerra non avanza necessariamente coi soldati ma con una tecnologia capace di rendere il territorio invivibile. L’obiettivo oggi non è più la conquista ma la negazione del terreno. Anche qui il fronte perde il concetto di linearità che aveva assunto da Clausewitz in poi trovando il suo apice nella Guerra Fredda, per diventare una kill zone permanente. La bassa qualità tattica della fanteria russa – che s’è scontrata contro un esercito ucraino invece molto ben organizzato – ha rimodulato l’approccio a una guerra ormai d’attrito tecnologico. Mosca cerca d’imporre oggi una superiorità che non sta più nella manovra ma nella densità di fuoco. Nella profondità d’ingaggio, che vede colpite con precisione selettiva zone come quelle da cui abbiamo corrisposto nei nostri ultimi dispacci: Pavlohrad, Synelnykove, Posad-Polrovske e Kherson con intensità crescente, per esempio. Il fronte oggi non s’inquadra più in una linea ma in gradienti di pericolo che s’estendono per centinaia di chilometri. Sostanzialmente impunita dalla comunità internazionale e trascurata da quei media che dovrebbero denunciarne i crimini dal campo ma finiscono per analizzarne le conseguenze a distanza, la Federazione Russa sta creando artificialmente un ambiente ostile che soldati e civili si trovano a combattere come un nemico. L’impiego non condannato di fosforo bianco fa crescere rapidamente questo concetto di distruzione totale. Pletore di sedicenti analisti continuano a interpretare a distanza e in modo superficiale la vera funzione dei droni in Ucraina. La maggior parte sostiene che servano principalmente a colpire veicoli, uccidere persone, distruggere tank e fare ricognizione. In questa lettura sono semplicemente una nuova arma anticarro o di precisione. Ciò è vero ma è solo una parte del quadro. I droni servono soprattutto a creare una sorveglianza permanente del territorio. Permettono di vedere sempre. Quando ogni movimento può essere osservato, succede qualcosa di radicale: la manovra diventa quasi impossibile. I russi non gettano fosforo bianco a casaccio ma esattamente dove la logistica può essere colpita, impedendo ai mezzi ucraini di muoversi e costringendo i soldati a camminare per chilometri. Quelle migliaia di piccoli occhi a bassa quota creano una sorta di panopticon del campo di battaglia, dove il fosforo bianco brucia selettivamente la vegetazione, scioglie le reti anti-drone e distrugge il camouflage togliendo ogni possibilità di nascondersi.In questo contesto, la distorsione dell’attenzione mediatica sul confronto in Medioriente finisce per mostrare la normalizzazione della guerra russa in Ucraina. Una leva retorica perfetta che il regime di Mosca sta sfruttando per estendere la precisione del suo terrore. Testo completo su www.laragione.eu #zaporizhzhia #ucraina #laragione #allaperdei #giorgioprovinciali