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Testo: Arthur Rimbaud - Addio, Una Stagione All'Inferno, 1873 Voce: Lioh Benoit Soundtrack: Igor Khabarov - Run (No copyright infringement intended) TESTO: Già l’autunno! – Ma perché rimpiangere un eterno sole, se siamo impegnati nella scoperta della chiarezza divina, – lontano dalla gente che muore sulle stagioni. L’autunno. La nostra barca alta nelle brume immobili vira verso il porto della miseria, la città enorme dal cielo macchiato di fuoco e di fango. Ah! Gli stracci imputriditi, il pane inzuppato di pioggia, l’ebbrezza, i mille amori che mi hanno crocifisso ! Non finirà dunque mai questa Lamia, regina di milioni di anime e di corpi morti e che saranno giudicati! Mi rivedo la pelle corrosa dal fango e dalla peste, pieni di vermi i capelli e le ascelle e con vermi ancora più grossi nel il cuore, disteso fra gli sconosciuti senza età, senza sentimento… Avrei potuto morirci… Orrenda evocazione! Io aborro la miseria. E temo l’inverno perché è la stagione delle comodità! – Talvolta vedo in cielo spiagge senza fine coperte di bianche nazioni in festa. Un grande vascello d’oro, al di sopra di me, agita le sue bandiere variopinte alle brezze del mattino. Ho creato tutte le feste, tutti i trionfi, tutti i drammi. Ho cercato d’inventare nuovi fiori, nuovi astri, nuove carni, nuove lingue. Ho creduto di acquisire poteri soprannaturali. Ebbene! devo seppellire la mia immaginazione e i miei ricordi! Una bella gloria d’artista e di narratore stroncata! Me! Me che mi son detto mago o angelo, dispensato da ogni morale, sono restituito al suolo, con un dovere da cercare, e la realtà rugosa da stringere! Bifolco! Sono stato ingannato? La carità sarebbe sorella della morte, per me? Infine, chiederò perdono d’essermi nutrito di menzogne. E andiamo. Ma non una mano amica! E dove attingere soccorso? __________ Sì l’ora nuova è perlomeno molto severa. Giacché posso dire che la vittoria mi è propria: lo stridio dei denti, i sibili di fuoco, i sospiri appestati si calmano. Tutti i ricordi immondi si cancellano. I miei ultimi rimpianti fuggono, – qualche gelosia per i mendicanti, i briganti, gli amici della morte, i ritardati d’ogni specie. – Dannati, se mi vendicassi! Bisogna essere assolutamente moderni. Niente cantici: mantenere il passo conquistato. Dura notte! Il sangue disseccato mi fuma sulla faccia, e non ho nulla dietro di me, se non quell'orribile arboscello!... La lotta spirituale è brutale quanto la battaglia d’uomini; ma la visione della giustizia è il piacere di Dio solo. Comunque è la vigilia. Accogliamo tutti gli influssi di vigore e di tenerezza vera. E all'aurora, armati di ardente pazienza, entreremo nelle splendide città. Che dicevo mai d’una mano amica! Un bel vantaggio che io possa ridere dei vecchi amori menzogneri, e colpire di vergogna quelle coppie mentitrici, – ho visto l’inferno delle donne, laggiù; – e mi sarà permesso possedere la verità in un’anima e un corpo.