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Si riprende a viaggiare canticchiando e strimpellando nella vita. Bentrovati … o bentornati. Le vacanze estive … quelle con la canicola e il Solleone … per molti di noi sono finite … e così possiamo ricominciare ad intraprendere il cammino volto a frequentarci di sguincio qui dentro. Oggi, nella consueta rubrica del lunedì, pubblico il 252esimo brano scritto dal sottoscritto … il cui titolo è CANTAUTORI ITALIANI. Riporto subito il TESTO … sottolineando il fatto che chi mi segue dall’estero potrebbe non capirci niente nella traduzione effettuata. Il testo, infatti, è pieno zeppo di nomi di artisti nazionali che a loro potranno risultare essere anonimi a tutti gli effetti. Vado con il testo: “E sì! La vita mia è stata un film, un film dotato di colonna sonora che ha accompagnato i momenti belli. Si sa: ci sono stati tanti cantautori, che imbracciata una chitarra in petto la loro musica ha fatto effetto. Un Bennato, un Battisti, Fornaciari, Pino Daniele … un Graziani, Gianni Bella e poi pure un De Gregori ci si è messo … a deliziarci le giornate nostre con amore espresso da sei corde si è imparato a sognare insieme; e noi, generazione fortunata allora, abbiamo colto i loro insegnamenti dai vari testi e dalle belle canzoni. Vasco Rossi, un Baglioni, un Venditti e Califano, Pino Mango, Lucio Dalla e Cocciante anche lui al piano come Conte. I loro brani ci hanno deliziato nel ricercare il sentimento vero che in quelle musiche abbiam trovato. E poi, generazioni che verranno appresso avranno modo di apprezzare il verbo di cantautori che hanno dato il resto. Ligabue, un Finardi, un Fossati e Renato Zero … un Battiato, un Ruggeri, Rino Gaetano, Ron e pure un De André. Che insieme a loro ci son tanti altri come ad esempio Biagio Antonacci, Vecchioni, Bertoli e il poeta Guccini. A loro noi tutti siamo grandi debitori e ci sentiamo uniti negli intenti per ringraziare in coro come si deve”. FINE. Beh! Detto così si dice tutto … ma era mia intenzione porre l’accento su un’altra questione che potrebbe diventare un bel progetto. Quelli della generazione mia sanno benissimo che negli anni 80 il mondo musicale del globo terrestre ha sfornato in assoluto più miti e artisti rispetto alle decadi precedenti o successive. Si, d’accordo, gli anni 50 sono stati prolifici di brani di tutto riguardo … per chi usciva fuori dagli anni della guerra e del suo proibizionismo … e altrettanto mitici sono stati quelli spensierati risalenti agli anni 60 … dove tutto appariva bello; per non parlare di quelli prettamente rocchettari caratterizzati dagli anni 70 … dove l’obiettivo principale era spesso quello di contestare le politiche mondiali volte ad intraprendere un ritorno alla guerra. Se gli Hippy e congreghe simili in quegli anni hanno ricoperto il ruolo di bastoni messi tra le ruote ad un potere politico belligerante che di fatto non amava essere contrastato nelle sue missioni, è negli anni 80 che con gli artisti di allora si è saputo incidere notevolmente nel rendersi fautori di iniziative volte ad aiutare fattivamente popolazioni ridotte allo stremo e alla fame nel mondo. Anni 80 che oltre alla musica pregna di nuove sonorità da proporre ad un pubblico sempre più vorace di musica … facevano vivere dei veri e propri sentimenti nella maniera più altruistica fosse mai esistita negli ambienti musicali. Erano gli anni in cui esisteva l’Apartheid in Sudafrica, per esempio. Non solo. Se cito le seguenti tre parole, a voi, dice niente? “USA for Africa”. Ma, puta caso, se dovessi limitarmi a citarne solamente due, di parole, in solidale risposta europea da dare all’iniziativa americana, vi direbbe qualcosa di diverso? Eccole: “Live Aid”. Entrambe le iniziative, risalenti al 1985 (intraprese dall’America e dall’Europa) furono da considerarsi un fenomeno epocale di notevole riguardo. Una sorta del concerto di Woodstock organizzato nel 1969, se proprio amiamo fare degli accostamenti … dove il mondo della musica che contava con una mano elargiva la sua arte ad un pubblico mondiale e con l’altra devolveva parte degli incassi ottenuti con le royalties (i diritti d’autore) ai paesi che avevano bisogno di aiuti concreti. L’Africa era la destinazione principale, ma l’Etiopia, la poverissima Etiopia, fu aiutata opportunamente per una carestia che visse proprio in quegli anni. I due brani ottennero interesse. Un tripudio, un successo; insomma, un tangibile “volemose bene” dimostrato con bravura e gusto musicale. Dei brani citati poc’anzi non mi metto ad elencare chi si offrì di voce per cantare a staffetta quelle bellissime canzoni, sia mai, ma dell’iniziativa che si portò a termine vale la pena darle una precisa connotazione: gli anni 80, per l’appunto. Aiutare il prossimo non era relegato al solo mondo religioso o del volontariato, ma era diventato un credo anche per il mondo musicale. Un miracolo, se vogliamo intenderlo come fenomeno stupefacente. CONTINUA TRA I COMMENTI ...