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12PORTE - 29 gennaio 2026: Anche nelle comunità della diocesi è stata celebrata la Domenica della Parola di Dio, l’iniziativa pastorale fissata ogni anno nella III domenica del Tempo Ordinario. Una giornata pensata per riportare al centro la Scrittura come luogo vivo dell’incontro tra Dio e il suo popolo: non un riferimento “da manuale”, ma una voce che interpella, orienta e sostiene la vita concreta delle comunità. In Cattedrale, nella Messa presieduta dal cardinale Zuppi, l’attenzione alla Parola è stata sottolineata con il conferimento del ministero permanente del Lettorato a Michele Ferrari (parrocchia di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni, Bologna) e a quattro laici in cammino verso il diaconato: Giovanni Dal Ferro (San Luca Evangelista), Alessio Lorenzi (Monghidoro), Fabio Pizzi(Sant’Agata Bolognese) e Alessandro Rampino (Castelfranco Emilia). Nell’omelia, il cardinale Zuppi ha richiamato con decisione il cuore della giornata: «Non si può essere cristiani senza venerare la Parola di Dio e quindi metterla in pratica». Una sottolineatura che rovescia un equivoco diffuso: il cristianesimo non è anzitutto un’idea o un’etica autonoma, ma è la risposta ad una voce. Quando questa voce si spegne, avvertiva il cardinale, il rischio è duplice: «finiamo per ascoltare la parola del mondo» e, peggio ancora, «attribuire al Signore le nostre parole», trasformando il Vangelo in tradizione umana o opinione personale. Il filo dell’omelia si è sviluppato attorno alla dinamica evangelica del seme: la Parola porta frutto quando incontra il «terreno buono del nostro cuore». Non è “regola” astratta, ma «storia di amore che si rinnova oggi». Ed è proprio questo oggi a misurare la qualità dell’ascolto: non l’emozione del momento, ma la trasformazione reale della vita, secondo l’immagine – citata dal cardinale – di Gregorio Magno: «Chi ascolta comincia ad essere ciò che non era e smette di essere ciò che era». Zuppi ha raccontato di un bambino adottato conosciuto quando era parroco a Roma, che parlava con accento siciliano perché in casa ascoltava quella lingua. Una piccola parabola immediata: anche il cristiano “impara a parlare” ascoltando la Parola, fino a diventare capace della «lingua dell’amore», quella che «ci insegna Lui». Ai nuovi lettori il cardinale ha consegnato un compito che è, insieme, spirituale e pastorale: «impegnatevi a leggerla personalmente», perché non si è «locutori» ma «coloro che mettono in pratica» e per questo annunciano. L’annuncio più persuasivo resta quello della vita: «spezzate il pane della parola con tanto rispetto e tanta umanità… siate uomini di comunione e di pace e date carne con la vostra vita alla Parola». La celebrazione si colloca dentro l’Anno diocesano dedicato al “pane della Parola”, voluto dall’arcivescovo Zuppi: un tempo in cui si chiede che che la comunità «si nutra sempre più largamente della Parola di Dio e trovi in essa la fonte della vita». È la prospettiva di una Chiesa che ascolta per vivere e vive per annunciare, nella concretezza della storia.