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da : " La Festa del 1° Maggio e le Lotte Contadine a S. Nicandro G.co " - Libro documentario a cura di Michele Grana - 1° Maggio 2006 Con l'abolizione della feudalità operata da Gioacchino Murat ( 1810 ) e soprattutto dopo la legge di affrancazione delle Terre del Tavoliere ( 1865 ), tutti i vasti possedimenti della Corona, per secoli adibiti a pascolo per le pecore transumanti dall'Abruzzo, vennero in minima parte attribuiti ai demani dei comuni, in massima parte passarono nelle mani dei privati, ex locatari dei terreni soggetti alla Dogana delle pecore, che aveva avuto come sede prima Lucera e poi Foggia. Grazie anche ad imbrogli per eludere la legge che vietava la costituzione dei grossi latifondi ( ad esempio facendo presentare la domanda ai propri dipendenti ) nelle mani di 1.000 famiglie si concentrò oltre l' 80% di tutta la proprietà terriera in Capitanata. Nacque così il latifondo, il cui emblema era la " masseria ". In essa scendendo dai propri paesini di montagna andavano a lavorare i braccianti agricoli che non riuscivano a trovare lavoro in paese. Le condizioni di vita nelle masserie erano disumane : si lavorava da sole a sole cioè dall'alba al tramonto e lavoravano anche, con una paga notevolmente inferiore, donne e bambini di 8-10 anni ; l'alimentazione era scadente, basata sul pan rozzo cioè pane fatto con farina di pessima qualità, non privata della crusca, sul quale veniva gettato un mestolo di acqua calda e poche gocce di olio. La carne era pressochè sconosciuta e raramente alla verdura, nelle feste comandate, si univa la carne di animali domestici o qualche capo di bestiame morto venduto " a basso macello ". Si comprende allora la rabbia e la lotta per ottenere una riduzione dell'orario di lavoro ( le famose 8 ore ), e un aumento di salari . si comprende anche la " fame di terra " dei sannicandresi i quali vedevano che i grossi latifondi rimanevano improduttivi. La legge sul diritto di coltivare le terre incolte e mal coltivate, promessa dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, non era mai entrata in vigore. I sannicandresi però avevano tentato più volte dal 1870 in poi di occupare le terre demaniali usurpate dai grandi agrari ( Zaccagnino, Piccirella, Galante, Parlato, ecc. ). Così dopo i ricordati scioperi del 1902 - 1910, che pure avevano riportato sotto la sovranità del comune la Piana di Sagri, c'era stata l'occupazione delle terre di Iscarella, agli inizi degli Anni Venti. Poi era cominciata la lunga contesa con i condomini che vantavano la proprietà del Lago di Lesina e il diritto dello sfruttamento delle risorse ittiche ( anguille, capitoni, ecc. ). Il filmato è degli Anni '60 ed è l'ultimo sciopero organizzato dai braccianti sannicandresi che reclamavano un pezzetto di terra per soddisfare le esigenze delle proprie famiglie.