У нас вы можете посмотреть бесплатно Triste MC - A ttiemp'antichi или скачать в максимальном доступном качестве, видео которое было загружено на ютуб. Для загрузки выберите вариант из формы ниже:
Если кнопки скачивания не
загрузились
НАЖМИТЕ ЗДЕСЬ или обновите страницу
Если возникают проблемы со скачиванием видео, пожалуйста напишите в поддержку по адресу внизу
страницы.
Спасибо за использование сервиса ClipSaver.ru
Rap e Liriche: Triste MC Beat: Nihil Young Regia, Riprese, Fotografia, Montaggio: Ariele Pitruzzella Pagina ufficiale facebook TRISTE MC: / 197749810325688 Pagina ufficiale facebook Golconda Group: / 202850013059981 Beat: Nihil Young Pagine Facebook Ufficiale Nihil Young: / nihilyoungofficial Free Download "A ttiemp'antichi": / triste-mc-a-ttiempantichi A tempi antichi c'era un sole forte come pupilla di zafferano che riscaldava ogni vicolo fradicio della Kalsa; fino al più sperduto ovile come odore di zagara esplodeva questa fiamma, ma ora come ora, se guardi il cielo che ci avvolge vedi una vasca di nebbia che ci acceca, e ci arrangiamo ad andare in cerca di legna senza corda* perché questa nebbia ruba il fiato come la roba. MA dove voglio andare a parare con questi discorsi poco teneri? Nascondo il bene dentro le afflizioni come dentro il guscio, il ramo, le mandorle: dalla bocca sporgono zucchero e spilli, ricchezze che non puoi spendere, e non parlo di soldi, ma di tesori da sentire: labbra, cervello, lingua, trachea, cassa toracica, guance che insieme al palato ed ai polmoni rompevano le balate** e alzavano grossi mattoni. Parlare della parlata antica è albero che non spicca la crescita, io stesso mi ci metto e non riesco, faccio fatica, per questo vi regalo questo cuscino di parole di polvere cucito con ragnatele di straccio, perché da un lato, se vuoi parlare del siciliano vecchio, il miglior aiuto te lo dà il dialetto stesso, ma il fatto è che questo ci manca, non ne resta più in esubero, si appiattisce come un letto e ci resta qualche marchio sbandato affondato nella terra come una bara, radici di parole ricamano "AIUTO!" ma qui sopra cosa sporge? Un pianto strozzato, ossia qualche teschio di baglio abbandonato. Parliamo a spezzoni e proverbi, le parole vecchie ormai vanno a nascondersi come i serpenti, lontano dalle bocche della gente, perché la legge di questa società ci dice: "Conserva solo ciò che serve; calma: perdila, l'anima, che ti diamo in cambio un pitale pieno zeppo di soldi! La nostra banda comanda, sbarca da questa parte che albeggia una vita più bella e si balla! La lingua della mamma e della nonna? Stracciala, che si rapprende! Puzza di strada, fame e stalla. Scordatela! Prendila e buttala in un angolo: risparmi cervello e ci guadagni in ragione." --- Parlarono in questa maniera i pezzi grossi di lassù e misero, come prima cosa, alla nostra bocca, le catene della scuola che lima, a poco a poco, ogni parola: trafigge il più profondo delle orecchie con una lingua nuova. Le persone, così, cominciarono a cucirsi i denti per non fare saettare via stelle di siciliano, e, qualora ciò fosse accaduto, vergogna, sdegno potente, giacché la dignità fu solo il parlare italiano. E intanto, per le strade, distruzione ovunque, rogo di anni di sapere di mani selvagge; grande rovina di cervelli non alletterati, i tre colori non ne lasciarono in piedi neanche uno! E ci hanno oppresso con immondizia, dipinta di bellezza, che è rete che abbraccia ed azzoppa quando prende piede: in testa ha una frusta che toglie il filo ad ogni tipo di testa e dalla bocca di vetro mitraglia voci e luci a tempesta; e sembra un quadro con i fiori, colmo di dolce rugiada, questo secchio coricato lungo i muri accanto alle croci, ci abbandoniamo lì davanti e ci addormentiamo, e quale rugiada? Questo falso quadro di veleno ci irrora gli occhi e ci brucia ciò che abbiamo sotto l'occipite, «televisore» è il nome di questo cappio piatto che muove solo i fianchi e strangola il cervello del tutto. Sfuma l'uso della parlata e chi proferisce parola, se lo fa per me questa scatola quadrata? e tra le pubblicità, di corsa, la lingua va a dormire sotto il promontorio del tempo, e non c'è nessuno che va a cercarla. E se tu pensi di parlare ancora la lingua originale d'allora svegliati, che ti accorgi del danno: Buttitta l'ha scritto, della nostra madre lingua ci resta solo la nota bassa, che si va rarefacendo sempre più. O fratello, inutilmente indossi coppolette ed improvvisi siciliano a cocci e pezzettini, non è rimasto più nulla, questo sangue ce l'hanno succhiato, non parla neanche più l'ombrellaio***. NOTE: *=Fare qualcosa senza avere i mezzi adeguati. **= Lett., "spezzare lastre di marmo"; avere (e mostrare) grande forza. ***= La domanda retorica "E cu parrò, u paracquaru?" (trad. "E chi ha parlato, l'ombrellaio?") viene posta, più o meno ironicamente, quando in una discussione interviene qualcuno di cui si ha scarsa o nulla considerazione.