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Documentario del videomaker Giancarlo Esposito sul carnevale sardo di Ottana (NU) in barbagia. Il Carnevale di Ottana ha le sue origini nella cultura rurale, di cui mette in scena i momenti più rappresentativi. Mantenendo originalità rispetto agli altri carnevali barbaricini, non ha subito sostanziali mutazioni nel corso degli anni, a causa dell’isolamento in cui è vissuto il paese per lungo tempo. La rappresentazione della vita contadina è la base di questo carnevale che si intreccia con antichissimi riti, dei quali si ritiene, mantenga alcune tracce. Tra questi in particolare si fa riferimento ad un rito apotropaico tipico delle antiche civiltà mediterranee, celebrato in onore del dio Dioniso, che annualmente rinasce a primavera risvegliando la terra e la vegetazione. Le caratteristiche del carnevale ottanese però conducono piuttosto al cosiddetto “culto del bove”, praticato sin dal neolitico in tutte le società agro-pastorali del Mediterraneo antico, dove il toro era simbolo di forza, vitalità e fertilità. I Boes e i Merdules sono due maschere della tradizione barbaricina tipiche del carnevale di Ottana e tra le più conosciute in tutta la Sardegna. Rappresentano la lotta tra l'istinto animalesco e la ragione umana, infatti nelle esibizioni carnevalesche il Boe viene inseguito, frustato e catturato dal Merdule, rappresentando furiose risse. I "Boes" indossano sul volto una maschera (caratza in sardo) che ha le fattezze di un bue (da qui il loro nome). Per realizzare la maschera viene utilizzato prevalentemente pero selvatico e possono esservi diverse decorazioni, la più famosa il fiore della vita simbolo di prosperità, di speranza e di buon auspicio. Essi indossano pelli di pecora bianca e hanno un grappolo di campanacci (detti anche Su Erru o Su Sonazos) a tracolla del peso di circa 30 kg ma questo può variare. I "Merdules", propriamente "i guardiani dei buoi", cercano di comandare i boes durante tutta la sfilata. Anch'essi sono coperti di pelli di pecora bianca o nera (abbastanza raro) e indossano una maschera di colore nero che ha le fattezze del volto di un vecchio uomo deforme, brutto e con una bocca ghignante. Utilizzano un bastone, su Matzuccu col quale richiamano a sè i Boes o provano ad addomesticarli usando una fune di cuoio, Sa Soca. La "Filonzana", altra maschera ottanese, l'unico personaggio femminile del carnevale in Sardegna. In realtà è un uomo travestito da orrida vecchia e deforme, in quanto la donna non poteva partecipare a questi riti. Rappresenta una vecchia zoppa e gobba vestita di nero intenta a filare la lana. Il filo rappresenta la vita e lei è pronta a tagliarlo con un paio di forbici davanti a chi non le offre da bere; così tutti si affrettano ad invitare la parca evitando spiacevoli conseguenze. Il richiamo alle Parche greche, che i romani chiamavano "Moire", è evidente. Durante la manifestazione ordina ai boes di morire: questi cadono a terra, e solo dopo qualche minuto si rialzano e riprendono a sfilare a simboleggiare il ciclo della vita.