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Produzione Associazione Vivere la montagna. Luca bettosini. www.montagna.ch. Sopra l’abitato di San Vittore, in Mesolcina, il bosco custodisce un insieme di massi incisi di straordinario interesse storico e simbolico. Lungo antichi tracciati di collegamento, tra scalinate in pietra, muretti a secco e castagneti, emergono grandi lastre di roccia segnate da coppelle, croci e altri segni incisi, testimonianza di una frequentazione umana intensa e prolungata nel tempo. Questi massi, spesso invisibili per decenni a causa della vegetazione, raccontano una storia fatta di confini, percorsi, riti e vita quotidiana, offrendo uno sguardo prezioso sul rapporto profondo tra l’uomo e il paesaggio della Mesolcina. Il Sass di Cros è una grande lastra composta da più strati di roccia sovrapposti, con una superficie che sfiora i 50 metri quadrati. Su di essa sono incise, suddivise in quattro gruppi ben distinguibili, una quarantina di croci accompagnate da una decina di coppelle, che rendono questo masso uno dei più interessanti e complessi dell’area. A monte del masso cuppellare si notano muretti a secco, un tempo utilizzati come sostegno per i castagni, mentre a valle si apre uno spazio che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare un semplice ricovero per animali. Osservandolo con maggiore attenzione, però, ci si rende conto che in epoca remota qualcuno ha volutamente ricavato questo ambiente nella roccia per uno scopo che oggi ci è ignoto. Si tratta infatti di un grande antro naturale-modificato, uno spazio ampio e riparato nel quale avrebbero potuto trovare posto comodamente anche una decina di persone. Questo dettaglio apre interrogativi affascinanti sull’uso del luogo e sul suo possibile ruolo all’interno del paesaggio umano di un tempo.