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OGNI COMPORTAMENTO E’ UN MESSAGGIO Oggi, grazie alle neuroscienze, sappiamo che i comportamenti sono dei messaggi in codice da decifrare. Sono la punta di un metaforico iceberg, la parte visibile di qualcosa di più grande, nascosto alla vista. Ma quello che sta sotto l’acqua, anche se non visibile, è proprio ciò che anima il comportamento esplicito. E vale per tutti, adulti e bambini. Le neuroscienze ci invitano a guardare più ampio, profondo, complesso, sfumato. Ci invitano a tuffarci e a guardare l’iceberg anche nella sua parte sommersa, dove abitano i bisogni, insieme a tanto altro, come per esempio paure, fatiche, preoccupazioni, insicurezze, mancanza di informazioni, di competenze, stanchezza, etc. Le neuroscienze ci invitano a porci in ascolto di questa parte sommersa e a farci delle domande. Per esempio: “ora sto pensando che Giovanni/Lucia mi stia sfidando. Ma ne sono così certa? il bambino/bambina, cosa sta comunicando col suo comportamento, qual è il messaggio in codice? in quale altro modo potrei leggere tale situazione? quali bisogni alimentano il comportamento? il bambino/a manca di informazioni per fare quello che gli chiedo? oppure manca di competenze? oppure ancora non ha l’energia, ora, per fare? in che modo posso supportare il bambino/bambina ad attraversare questa situazione? in che modo, più benevolo, posso leggere quanto sta accadendo?” e via così. Si tratta di provare a fermarsi un attimo, prendere un respiro, uscire dall’abitudine e dallo schema mentale di prendere, a priori, sul personale e in modo negativo ciò che i bambini fanno (o non fanno). Si tratta di abitare il dubbio, porsi domande, cercare altre letture possibili. Può essere impegnativo all’inizio, perchè non siamo abituati. Anche imparare a guidare è stato difficile per noi ma ora la guida è automatica e non ci accorgiamo più dei diversi passaggi. Qui è la stessa cosa. All’inizio può essere difficile porsi delle domande e immergersi, ma se ci alleniamo, poi diventa un’abitudine che non costa più fatica e, anzi, diviene il nostro modo standard di riflettere e un plus nella relazione con bambini e bambine. Che ne dite?