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"Papiers" performance by "Human Beings-International cross cultural theatre workshop" "Papiers" gioco scenico di varia umanità del Laboratorio teatrale interculturale Human Beings diretto da Danilo Cremonte. Foto: Thomas Clocchiatti) Qualcosa che rimane cè sempre - / bottiglie, tavole, sedie sdraio, grucce, / alberi frantumati: / è legname galleggiante quello che resta, / un gorgo di parole, / cantici, bugie, residui: è rottame / che danza e che, sullacqua, / come sughero cinsegue sguazzando. H. M. Enzensberger Anpalagan Ganeshu, è il nome del ragazzo cingalese di 17 anni, la cui Carta d'identità, nel giugno del 2001, finì nelle reti dei pescatori nel mare di Sicilia. Il suo nome era nell'elenco delle vittime stilato dai tamil francesi all'indomani del cosiddetto Naufragio Fantasma del 26 dicembre 1996, in cui morirono 283 persone: la più grande sciagura navale del Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale. Quella Carta plastificata (e perciò perfettamente conservata) era la prova che quel maledetto naufragio di Natale c'era stato, che i familiari delle vittime gridavano il vero, a dispetto dell'imperdonabile trascuratezza delle autorità, dell'ignobile e triste silenzio dei pescatori di Portopalo che sapevano quanto accaduto (ributtavano in mare i cadaveri pescati), della vergognosa assenza dei grandi mezzi di informazione. Ma quella Carta, con la foto di Anpalagan, è qualcosa di più: restituisce un volto e un'identità a tutte quelle migliaia di persone morte nel tentativo di entrare in Europa (quasi 15.000 quelle accertate da Fortress Europe negli ultimi vent'anni), troppo spesso ridotte a numeri di macabri elenchi, o, peggio, a fastidiosi fantasmi da rimuovere da ogni ricordo. Alla memoria di Anpalagan è dedicato questo spettacolo, che vuole anche essere un omaggio ai Sans papiers di tutto il mondo, esseri umani rimasti senza (carte d') identità -quindi senza diritti-, fantasmi per gli Stati e le loro burocrazie. Il sipario si strappa / a metà sibilando, spunta la luce, / ed io li riconosco tutti uno ad uno / Tutti questi annegati, questi assiderati / Li riconosco, ciascuno / di essi / Credo che siano vivi, / ma non potrei giurarlo.... / Mi preoccupo / dei radiogrammi, del menù, / dei cadaveri annegati. Li raccolgo, / i cadaveri annegati, dal nero / glaciale liquido del tempo trascorso. H. M. Enzensberger Musiche: Cotugno, Ellis, Mead, Novaro, Sainkho, Umebayashi, Zorn. Testi: Hans M. Enzensberger. Video: Gabriele Anastasio. Foto: Thomas Clocchiatti Luci: Massimo Guarnotta. Regia: Danilo Cremonte