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La posa della prima pietra del nuovo stadio di Mestre segna una svolta simbolica per la città e per l’intero progetto del Bosco dello Sport. Dopo anni di rinvii, di plastici e di discussioni, martedì il sindaco Luigi Brugnaro – insieme al ministro dello Sport Andrea Abodi e al presidente della Fip Gianni Petrucci – ha inaugurato ufficialmente il cantiere del nuovo impianto, che sarà completato entro ottobre 2027. Lo stadio, da 18.500 posti (che potranno diventare 20.000 per i concerti), rappresenta il tassello mancante del grande polo sportivo e ambientale di 116 ettari a nord di Mestre, di cui 80 destinati a verde. Un investimento complessivo di 323 milioni di euro che comprende anche la nuova arena, la viabilità, il sistema del verde e le opere di urbanizzazione. In tutto, oltre 60 imprese coinvolte e centinaia di lavoratori impegnati nei vari lotti di cantiere. Un progetto architettonico immerso nel verde L’impianto, firmato dallo studio Populos, è stato concepito come un’architettura integrata nel paesaggio, con forme fluide e un podio semicircolare che ospiterà parcheggi e servizi. All’interno, la cavea compatta garantirà massima visibilità e coinvolgimento del pubblico, con spazi polifunzionali nei piani inferiori e un’attenzione particolare all’efficienza energetica e alla fruibilità durante tutto l’anno. Per il Comune, l’obiettivo è chiaro: trasformare l’area in un motore di rigenerazione urbana, dove sport, natura e cultura convivano. Sei chilometri di percorsi ciclabili, aree sensoriali, parchi attrezzati e una piscina olimpionica in arrivo completano il quadro. Il nodo della mobilità Resta però aperto un tema cruciale: come arrivare e uscire dal Bosco dello Sport. I 2.900 parcheggi previsti potrebbero rivelarsi insufficienti nei giorni di grandi eventi, quando si stima l’afflusso di oltre 25.000 persone. Da qui il pressing verso il Ministero delle Infrastrutture per finanziare la nuova fermata ferroviaria “Stadio”, lungo la bretella che collega Mestre all’aeroporto Marco Polo. Il ministro Abodi ha auspicato una sinergia tra Comune e Governo: “Il ferro c’è già con il cappio per l’aeroporto, dobbiamo completare l’opera”. Il sindaco rilancia: “La banchina è nel progetto, mancano solo copertura, passerella e servizi”. L’idea si inserisce nella visione della rete metropolitana di superficie (SMFR), capace di collegare in futuro tutto il territorio da Portogruaro a Padova. Parallelamente si punta su navette dedicate, tram da Mestre e Piazzale Roma, e piste ciclabili connesse a via Orlanda. Brugnaro non esclude neppure sperimentazioni di mobilità autonoma: “Negli stadi europei arrivano migliaia di persone in bici o con navette elettriche. È il modello verso cui dobbiamo andare”. Un simbolo per la città metropolitana Al di là dei numeri e dei cantieri, il nuovo stadio rappresenta una scommessa identitaria: un’opera che parla di futuro, innovazione e integrazione tra Venezia e la sua terraferma. Come ha detto Abodi, “lo sport è educazione e coesione sociale”. E se davvero il 2027 porterà a Mestre uno stadio da Serie A, sarà anche il segnale che Venezia può tornare a credere nelle grandi opere come strumento di comunità, e non solo di cemento. Paolo Bonafè